Costellazioni familiari e sistemiche

“…il problema del passato è stato sollevato da molti: -Ormai è successo –dicono, - perché occuparsi del passato; ormai non c’è più - . L’idea che tutto sia concluso non è esatta. Se il passato fosse finito non influenzerebbe il presente. Il passato costituisce un serbatoio di saggezza che il presente può utilizzare. Allora perché rifiutarlo o ignorarlo? Se il passato non viene pienamente compreso e accettato come saggezza, troverà il modo di ripetersi finché non verrà accettato. C’è qualcosa che cerca accettazione per poter cambiare. Studiare il passato per l’insegnamento che se ne può trarre, permette al presente di diventare più libero e creativo, più ricco e più aperto al cambiamento. Guardare al passato può realmente cambiare il presente e, poiché il presente crea il futuro, influenza anche il futuro…” ( da: Il Giusto uso della Volontà, come guarire il corpo emotivo di Ceanne Derohan, ed. Crisalide .
Le costellazioni familiari e sistemiche servono a portare alla luce dinamiche nascoste, sfuggenti completamente al nostro pensiero razionale e alla nostra volontà, che agiscono nell’ambito di un sistema come la famiglia o un’organizzazione. Molto spesso quando nella propria vita persiste un disagio o incontriamo ripetutamente lo stesso problema è perché, senza volerlo e senza saperlo, agiamo un particolare legame con destini e vissuti di altre persone, anche di generazioni precedenti, del nostro sistema familiare. La messa in scena, secondo il metodo fenomenologico, svela e porta alla luce queste dinamiche che sorgono da una profonda ed inconsapevole lealtà alla coscienza del campo familiare.
Qualcosa sulla coscienza Ci è abbastanza facile riconoscere la coscienza individuale e ci è anche facile riconoscere la coscienza di un gruppo dove i singoli si connettono tra loro per degli ideali ed obbiettivi comuni. La coscienza collettiva orienta e dirige il sistema del gruppo, sovrastando la coscienza individuale e ne vediamo agire ogni giorno gli effetti, che sono evidenti nei conflitti etnici, religiosi, sociali (ciò che è bene o è un valore per un certo gruppo è un male o un disvalore per l’altro). Ci è meno facile individuare e riconoscere egli effetti della coscienza collettiva della famiglia, qui intesa in senso allargato, con un concezione più arcaica di stirpe o clan. Questa coscienza agisce in noi in modo del tutto inconscio: non la percepiamo, non ne siamo consapevoli, la sua forza agisce al di là del tempo e dello spazio, e spesso ci condiziona pesantemente attraverso un processo dinamico che ci irretisce e ci impedisce di vivere pienamente la propria vita.
La messa in scena Ogni famiglia, ogni gruppo, ha un suo campo cosciente con il quale si può entrare in contatto per avere l’esperienza effettiva di ciò che disturba o favorisce il nostro percorso di vita. Partendo dal problema personale, dal bisogno di superare delle difficoltà o per realizzare un desiderio che sta a cuore, si mette in scena il sistema (o una sua parte) della famiglia o, in altri casi, il problema stesso, un sintomo, un segreto, semplicemente posizionando nello spazio disponibile i rappresentanti, scelti a caso tra i partecipanti al gruppo secondo il proprio sentire e la propria visione. I rappresentanti entrano in “risonanza” (si percepisce come una specie di “eco” interiore) con qualcuno e qualcosa che non conoscono e sono portati a muoversi e provare sentimenti di chi rappresentano, portando alla luce le dinamiche nascoste, mostrando una visione nuova, spesso inaspettata del problema. Ciò apre ad una comprensione diversa: vedere ciò che è ( e non ciò che vogliamo che sia o ciò che pretendiamo che doveva essere), il riconoscimento dei legami in cui siamo presi, la presa di coscienza del reale posto in cui stiamo meglio e di ciò che ci dà più forza espande la consapevolezza e ci orienta di per sé verso la soluzione. Contemporaneamente chi è rappresentante sperimenta una comprensione più ampia, entrando in contatto con qualcosa di molto speciale: vive l’esperienza sensibile che ognuno di noi non è isolato, ma è connesso in modo misterioso, “tramite una forza più grande”, con gli altri. Tutti i partecipanti possono comprendere in modo tangibile le ferite della separazione da ciò che è, prodotte e perpetuate dai giudizi e dalla ristrettezza delle visioni abitudinarie. La messa in scena con il metodo fenomenologico porta apertura e ricchezza alla nostra comprensione, inducendo un cambiamento nella rigidezza di mente e cuore che soffriamo quotidianamente. Il facilitatore di Costellazioni Familiari indirizza verso la soluzione, lavorando in sintonia con le forze che agiscono nascostamente e che vengono portate alla luce dalla messa in scena, con rispetto per ogni componente del sistema, orientando i singoli rappresentanti con frasi e gesti semplici, ma essenziali, a trovare il proprio giusto posto, ad entrare in accordo con ciò che è stato, a riconciliarsi e a sciogliere le tensioni.
Ogni essere umano è parte di un tutto chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza e comprensione, sino ad includere tutte le creature viventi e l’interezza della natura nella sua bellezza” (A. Eistein)
L’albero genealogico: le radici e le ali
“L’ albero decise di viaggiare.
Quando riuscì a staccarsi dalla
terra, si rese conto che i suoi rami erano radici celesti”
(Alejandro Jodorowsky, Il tesoro dell’ombra, ed. Giunti)

Come individui siamo frutto dell’albero genealogico: siamo intrisi profondamente di miti (nel senso di trasmissioni e credenze assunte come verità di fede) familiari, appresi ed introiettati fin dalla nostra venuta al mondo. Da qualche anno, finalmente, si guarda non solo alle ereditarietà fisiche della memoria cellulare, ma anche, come antiche medicine affermavano, alle ereditarietà psichiche. Ricostruire il proprio albero genealogico è una vera e propria avventura, alla scoperta di se stessi, nella dimensione corporea, intellettiva ed emozionale che contraddistingue ognuno; scoprire e riconoscere i destini e i vissuti generazionali insieme alle proiezioni e alle aspettative affluite sul singolo, attraverso l’individuazione degli eventi, del significato dei nomi, della ripetizione di ferite, nelle diverse generazioni e della comunicazione intellettuale, affettiva, sessuale e materiale intercorsa tra le triadi (padre –madre -figlio) permette di vedere con chiarezza le nevrosi della mappa familiare permeanti l’individuo, che bloccano il suo libero sviluppo evolutivo e la realizzazione dei sui obbiettivi tangibili. Contemporaneamente la lettura della mappa familiare permette di identificare le potenzialità creative inespresse, fornendo nuovo impulso e nutrimento alle esigenze attuative di sé.
I programmi di gruppo e gli incontri individuali di Costellazioni Familiari e geneogramma sono a cura di Nicoletta Campisi, nata nel 1957, formatore di risorse umane e mediatore in Costellazioni Familiari e Sistemiche. Dopo studi in antropologia ed etnologia, da oltre 28 anni si occupa di crescita personale ed evolutiva, studiando e praticando insegnamenti di G.I. Gurdjieff, ritiri di scinè, meditazioni e pratiche di buddismo Mayana, e ispirati dai maggiori maestri spirituali del novecento. Ha compiuto il percorso integrativo presso il Centro di Integrazione e ha partecipato al corso di couselling della scuola H.Q.I. Ha compiuto la formazione in Costellazioni Familiari e Sistemiche presso l’ex ABHI ed EMSI e l’attuale ALCI , con gli allievi diretti di Bert Hellinger (Iutta ten Herkel, Gerhard Walper, Sieglinde Schneider, Jakob Schneider, Dietrich Weth, Stephan Hausner, Ilse Kutschera, Marianne Franke-Gricksch) e ha partecipato a numerosi seminari didattici di perfezionamento e supervisione tenuti personalmente da Bert Hellinger.