 |
 |
|
 |
 |
| |
Articoli Gianluigi Giacconi
- Art 1
- Art 2
- Art 3
- Art 4
- Art 5
- Art 6
- Art 7
- Art 8
- Art 9
- Art 10
- Art11
- Art 12
- Art 13
“CI VUOLE UN FISICO BESTIALE PER RESISTERE AGLI URTI DELLA VITA”
( L. CARBONI)
La realtà in cui viviamo oggi, su tanti fronti, è per la nostra struttura psico-fisica estremamente nuova e di non facile adattamento.
Il “progresso tecnologico”, l’elettronica, la grande diffusione della automobili, il potente sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, l’enorme espansione dell’industria chimica e farmaceutica ha rivoluzionato lo scenario esistenziale in cui viviamo. Ci troviamo in una condizione di vita extra-ordinaria, impensabile solo 50 anni fa e che l’uomo non ha mai vissuto prima. Se i nostri padri o i nostri nonni possono aver sperimentato situazioni di carenza, oggi ci troviamo invece ad affrontare il problema opposto, cioè l’abbondanza con tutti i pro e i contro che questo comporta. E’ vero che oggi metà del genere umano soffre, si ammala e muore per denutrizione e l’altra metà per malnutrizione dovuta a eccesso di cibo ed in particolare di cibo spazzatura di cui i nostri supermercati abbondano. Farine e zuccheri raffinati, grassi idrogenati, cibi transgenici, dolcificanti cancerogeni, additivi, conservanti e quant’altro l’industria chimico-alimentare ci propina. Questo scenario per certi versi anche meraviglioso e stimolante, ci condiziona a vivere a livelli di stress fisico e psichico elevati. L’eccesso di stress fisico e psichico è la vera malattia dominante del nuovo millennio, sia per le condizioni ambientali in cui ci troviamo, che per le abitudini di vita innaturali, che per l’atteggiamento con cui affrontiamo la vita e per i modelli ipercompetitivi che il sistema ci propone.
Mai come in questo periodo ansia e depressione dilagano, anche tra i più piccoli ( pensate che solo negli USA vengono vendute 6 milioni di confezioni di psicofarmaci per bambini ogni anno, che in 10 anni in Inghilterra il consumo di prozac –antidepressivo- è salito da 4 a 20 milioni di confezioni annue e che nel piccolo Friuli, nel primo semestre dell’anno passato, sono state vendute 2 milioni di confezioni di psicofarmaci - circa due confezioni per abitante, bimbi compresi -, nonostante il tenore di vita sia più elevato ed i problemi di mera sopravvivenza siano considerevolmente diminuiti. Siamo continuamente irretiti da falsi bisogni, bombardati a livello mediatico da immagini che alimentano la paura. La qualità dell’aria e dell’acqua è peggiorata e sperimentiamo gli effetti dell’elettrosmog (inquinamento da campi elettromagnetici).
Non è facile restare sani ed equilibrati. L’industria farmaceutica da anni insegue un piano di marketing orientato ad avere una popolazione dalla vita lunga e malaticcia e si può dire che sta riuscendo nel suo intento. Le mucche impazziscono, i polli si influenzano, l’ozono è bucato. Come sopravvivere in questo scenario? Come riuscire a gestire tutto questo stress psico-fisico senza farci sopraffare? Questa secondo me è la vera sfida dell’uomo contemporaneo: adattarsi ed evolvere all’interno di questo sistema!
E’ necessario quindi, non solo desiderabile, sviluppare una cultura ed un insieme di strategie integrate per favorire il ben-essere, la salute e la crescita individuale, familiare, sociale e professionale secondo un’ottica etica ed ecologica. Bisogna imparare a riconoscere e selezionare i nutrimenti ottimali di cui necessitiamo realmente, ed aumentare la centratura, le capacità di ascolto e di comprensione dei nostri più intimi bisogni e desideri, a livello del corpo, del cuore, dell’intelletto e della nostra interiorità.
Bisogna essere in grado di scaricare le tensioni, di purificarsi, di decondizionarsi dallo stress, dalla paura, dalla colpa e dalle tossine fisiche e psichiche che inevitabilmente accumuliamo. Allenarci a coltivare il positivo, nel concreto, con fiducia e con amore per sé, gli altri e la vita.
Questi sono i principi dell’eucito e dell’eupsico trofismo dell’H.Q.I., cioè la corretta nutrizione e la adeguata evacuazione sul piano organico e su quello psichico per consentire alla qualità di vita che ci contraddistingue di esprimersi e di estrinsecarsi al meglio.
Di questo si occupa da anni il nostro Centro e la nostra Associazione. Attraverso conferenze, convegni, seminari, pubblicazioni e incontri di vario genere ci stiamo impegnando a divulgare conoscenze ed a fornire strumenti concreti per lo sviluppo integrato dell’essere e per permettere ad
ognuno di sentirsi supportato e sostenuto in questo scenario evolutivo così affascinate, difficile e complesso.
Per questa estate oltre alle vacanze, che vi auguro serene e rigeneranti, abbiamo ancora molte attività importanti di cui Vi parleremo in questo numero. C’è il raduno per chi ha già fatto il S.U.N. a Giugno, un’importante opportunità per ritrovarci e rivivere la magica atmosfera di questo speciale percorso che dal 20 al 27 Agosto riproporremo questa volta in Cansiglio .
Se volete farVi un regalo vero, prenotatevi in tempo per frequentarlo o per rifarlo: i posti quest’anno sono limitati.
A luglio siamo tutti insieme a Preone con l’I.S.P. Poi ci sono gli Elfi che a fine mese si ritroveranno tra i monti della Carnia, per una settimana all’insegna della natura, del gioco e del crescere insieme. L’attività prosegue con entusiasmo.
Buona estate e che Dio ci benedica.
Dott. Gianluigi Giacconi
12 ANNI INSIEME PER PROMUOVERE
LO SVILUPPO INTEGRATO DELL’ESSERE
Nel Giugno 1998 inaugurammo la nuova sede associativa di Udine in Via del Carbone, in pieno centro città, con un seminario di Integrazione Somato-Psichica. Da pochi mesi era stata costituita l’Associazione culturale per lo sviluppo integrato dell’essere “Il Centro”, grazie alla volontà comune di alcuni pionieri che già da anni si occupavano di salute, ben-essere, crescita ed evoluzione del potenziale individuale, familiare e sociale: Fabrizia, Ilaria, Cristina, Luca, io e mia sorella Piera e Giuliana, per ricordare i fondatori.
Il Centro voleva essere un punto di convergenza e di aggregazione tra professionisti e ricercatori provenienti da settori diversi: medicina naturale, nutrizione, psicologia, sociologia, pedagogia e attività psicomotorie, lavoro ad approccio corporeo, evoluzione personale, dinamiche di gruppo, metodologie per lo studio e l’apprendimento, scienza della comunicazione, arteterapia, etc. L’obiettivo era fornire alla comunità un punto di riferimento formativo, culturale e di divulgazione di conoscenze mezzi e strumenti che facilitassero l’acquisizione e la crescita di uno stato sempre maggiore di salute e ben-essere globale, con metodi naturali e operando sull’intera struttura umana in sinergia.
Fondammo da una parte il “Centro di Salute Integrata” dove diversi professionisti con una visione comune del progetto operavano, se serviva anche collaborando assieme, proponendo servizi terapeutici naturali e d’avanguardia. Come per esempio l’H.Q.I. – Human Quality Improvement (miglioramento della qualità umana), di cui il nostro divenne il primo centro pilota in Europa.
Decidemmo di affiancare a questa struttura terapeutica una struttura che si occupasse degli aspetti non clinici della salute e del benessere globale, con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere i principi del progetto integrativo tramite: seminari, convegni, conferenze, pubblicazioni, attività sociali e ricreative, collaborando con scuole, enti, istituzioni, aziende, al fine di divulgare e far conoscere il potere della positività e dell’amore che guarisce, dell’intelligenza emozionale, del respiro consapevole e di un corretto approccio a ciò che mangiamo, beviamo, pensiamo. In questi anni alcuni nostri programmi hanno avuto riconoscimenti, patrocini e aiuti dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla provincia e dal comune di Udine, dal Ministero della Pubblica Istruzione, dall’Unesco, dal comune e dalla provincia di Belluno, dall’Associazione Genitori delle scuole pubbliche di Cortina d’Ampezzo, per citare i più importanti (almeno tra quelli che io ricordo).
In questi 10 anni abbiamo promosso attività associative per bimbi, ragazzi ed adulti in Friuli, Veneto, Marche, Lombardia e Sicilia, permettendo a migliaia di persone di conoscere e sperimentare i nostri programmi. Un grazie di cuore va a tutte le persone che hanno dato e danno il
loro contributo a questo progetto, alcune di queste sono con noi fin dall’inizio, a loro un grazie speciale.
Oggi la nostra attività si concentra a Udine (dove il responsabile è Luca), a Pordenone (responsabile Cristina Capocasale), a Conegliano e a Belluno (Fabrizia e Sonia). I programmi e i servizi che offriamo ai soci sono molti e in continua evoluzione; consultando il nostro giornalino e il nostro sito potete averne un aggiornamento costante.
L’estate per l’Associazione è un momento importante, non solo per le vacanze.
C’è l’ISP di Preone, momento di incontro e di convivialità tra i soci in mezzo alla natura, respirando l’aria pura e fresca della nostra Carnia.
Subito dopo la decima edizione del “Giardino degli Elfi”, campo estivo per bambini (6/12) che si terrà a Barcis, nella splendida Val Cellina. Magia per i nostri bambini con Cristina, Barbara e il loro staff di elfi, che quest’anno organizzerà il lavoro sul tema del “Signore degli Anelli”.
Poi ad Agosto l’esordio del SUN 2, un regalo per noi che potremmo ritrovare i vecchi “sunniti” e proseguire il percorso iniziato dando energia e consapevolezza al potenziale positivo del nostro omino giallo. Subito dopo la decima edizione del SUN 1.
A Giugno farò alcune presentazioni a Udine e Vittorio Veneto di questa fantastica settimana di crescita e di potenziamento delle nostre risorse migliori e dei nostri talenti. Dopo quasi trent’anni di ricerca e di lavoro personale, ritengo il SUN 1 forse l’esperienza più potente che conosco per trasformare il nostro carattere e la nostra vita in positivo.
Poi riprenderemo a Settembre (il 20) con la festa associativa a Manzano.
Nel frattempo continueranno con qualche pausa estiva: le costellazioni familiari, le meditazioni con musica classica, le attività di psicomotricità e i colloqui individuali con i soci.
A Settembre riproporremo un nuovo seminario di A. Jodorowsky, questa volta relativo alla psicogenealogia, cioè allo studio delle influenze della storia dei nostri familiari nella nostra esistenza attuale e come guarirne i condizionamenti meno proficui.
Buona estate, che possiate fare il pieno di sole, di luce e di pace e che Dio ci benedica.
Dott. Gianluigi Giacconi
SE SOFFRO STO SBAGLIANDO
La nostra associazione opera nell’ambito di quella che io chiamo la psicologia integrativa, cioè la capacità di intervenire sulla globalità della persona; cercherò quindi di esplorare il tema della sofferenza a trecentosessanta gradi.
Il titolo l’ho rubato ad un prete indiano che si chiama Antony De Mello; un discepolo lo interroga e gli chiede: “Maestro, come faccio a sapere se sono sulla retta via”, come direbbe la cultura cattolica, nel dharma, direbbe la cultura buddhista, che è sempre comunque il retto cammino, il retto sentiero o se sto sbagliando? E il maestro risponde in maniera lapidaria e dice: “Se soffri stai sbagliando”. E da qui partiremo.
Faremo un distinguo tra due concetti: dolore e sofferenza. Il dolore è un fatto oggettivo – la sofferenza è una reazione soggettiva o un’invenzione dell’immaginazione.
La bella notizia che vi do oggi è che gran parte della nostra sofferenza è virtuale.
Vediamo di capire prima alcune cose su come funziona la macchina umana e su come si genera il dolore e la sofferenza.
Il dolore è inevitabile, è possibile cercare di orientare pensieri, azioni, e comportamenti per ridurne al minimo le possibilità che accada, ma è inevitabile.
Il dolore fisico è basato sul fatto che tutte le cellule del corpo hanno delle terminazioni nervose che, tramite il dolore, servono a segnalare delle problematiche. E vedremo anche qui, che, al di là dei nostri punti di vista, il dolore è una benedizione per la nostra anima, e per il nostro corpo è uno strumento di correzione, il mezzo attraverso il quale, posso evitare di carbonizzarmi la mano quando la metto sopra una stufa, se non avessi il dolore, non me ne accorgerei e potrei trovarmi con un moncherino carbonizzato; potrei morire dissanguato se non avessi la possibilità di accorgermi, tramite il dolore, che mi sono fatto un taglio; potrei distruggermi un osso senza rendermene conto e non poter più camminare. Il dolore è inevitabile perché siamo animali costituiti in modo tale da usare il dolore come uno strumento di informazione; quindi il dolore è fondamentalmente un’ informazione che, secondo Antony De Mello, ma non solo secondo lui, mi segnala che devo correggere la rotta, che sto sbagliando.
Entriamo per un momento in una valutazione logico razionale; quando io dico “Se soffro sto sbagliando”, cerchiamo di uscire da una logica moralistica che chi sbaglia è colpevole, non stiamo lavorando per aumentare i nostri sensi di colpa. Ma è un concetto molto semplice: se io cammino e comincio a sentire un dolore pungente dentro alla scarpa, che cosa farò? Mi fermerò e cercherò di vedere che cosa c’è, se c’è un sassolino me lo tolgo e così camminerò meglio. Non è che ho colpa perché ho un
sassolino nella scarpa, sento che c’è qualcosa che non va, che c’è un’informazione che non va secondo natura e mi assumo la responsabilità di questo e del possibile cambiamento.
Il dolore emozionale è inevitabile nel senso che siamo esseri umani sensibili, più o meno sensibili, ma siamo sensibili di natura, come i nostri muscoli e la nostra pelle, e così anche la nostra emotività è sensibile. Siamo soggetti ad un mondo in cui inevitabilmente affronteremo i lutti, le perdite che sono dolorose, naturalmente dolorose; tutto ciò che abbiamo lo perderemo e, anche se siamo consapevoli che lo perderemo, ci dispiace, procura una mancanza, un senso di vuoto. Ci possono essere delle situazioni che ci fanno arrabbiare, ci possono essere delle situazioni che ci fanno spaventare o sentire in colpa, questo, per certi versi, è inevitabile.
Posso lavorare molto per ridurre il dolore esistenziale, ma è impossibile pensare di vivere una vita anestetizzati, anche se c’è qualcuno che ci prova con le droghe, con l’alcool, i farmaci, per potere avere l’illusione di un’anestesia fisica ed emotiva. Ma in realtà non è proprio così semplice.
Il dolore, la delusione, la frustrazione intellettuale è abbastanza inevitabile: non sempre il mondo va secondo le nostre aspettative, non sempre il mondo è giusto secondo i nostri valori, ci sono delle ingiustizie, delle cose che ci possono ferire su un piano mentale e morale.
Diremo, in maniera concreta, che il dolore è un contenuto neutro. Neutro che cosa significa? Che il significato che io do a questo vissuto, il modo in cui io lo interpreto e reagisco, nel nostro linguaggio il contesto nel quale io mi pongo rispetto a questa cosa, può far si che il dolore si trasformi in sofferenza, e può succedere che la sofferenza venga anche creata in totale assenza di dolore presente. Per capirla dobbiamo soffermarci su questo concetto: la maggior parte degli umani non vive che pochi minuti al giorno completamente immersa nel presente, dove il corpo, i sensi, i pensieri e l’emotività sono totalmente collegati al qui ed ora. Già questa notizia, per molte persone, è sconvolgente, ma è così, la maggior parte delle volte sono con la testa da un’altra parte, sono sovrappensiero.
Vedremo due forme di costruzione della sofferenza virtuale, legata alla nostra immaginazione: la prima dipende dalla mia interpretazione della realtà. La seconda dipende totalmente dalla mia fantasia.
La filosofia buddhista dice che ci sono tre veleni per la psiche umana: il primo è vedere tutto nero, ovvero, mi arrabbio, mi lamento, mi sento in colpa, mi addoloro perché vedo solo la parte negativa; il secondo è il vedere tutto bianco: siamo dei bambini, degli ingenui, se crediamo che ci sia solo il principe azzurro, quando in realtà c’è un po’ di Caino e di Abele in ognuno di noi, c’è una parte di luce e di ombra in ognuno di noi e in ogni accadimento della vita. Se vedo tutto nero o tutto
bianco mi sto mentendo e mi sto illudendo. Per il buddhismo il terzo veleno è: non essere consapevoli di questa semplice realtà.
Le cose non sono belle o brutte, ma sono un contenuto neutro, dipende dalla mia interpretazione delle cose se soffro o se godo. Lo stesso dolore fisico ha questa valenza: provate a pensare ai masochisti a cui piace farsi legare dai padroni o dalle padrone, ed essere calpestati con i tacchi a spillo sulle guance, loro sono contenti come pasque. Quello è un dolore vissuto con piacere; questa è la conferma che il dolore non è sofferenza, la sofferenza nasce dalla mia interpretazione di quella determinata cosa.
Possono essere molteplici le cause dei dolori e delle prove che ci troviamo ad incontrare nella vita; dalla legge dell’accidente, caso, buona o cattiva sorte, alla legge di causa-effetto. Una logica causa di dolore è la legge di causa/effetto cioè le conseguenze delle nostre scelte e delle nostre azioni e delle nostre non scelte.
E’ chiaro che se mangio 20 cotechini al giorno, non posso lamentarmi che mi venga la gastrite e la steatosi epatica.
Anche quello che io faccio, le mie relazioni, la qualità delle mie relazioni può influenzare molto il mio dolore emotivo; perché è chiaro che se io trascuro la mia compagna, non parlo con i miei figli, non mi accorgo delle persone che mi stanno intorno, finirò per essere tradito, abbandonato, dimenticato; in pratica, raccolgo quello che io semino. E’ un vecchio concetto. Quanto poi soffrirò, dipenderà dagli occhiali, dai filtri, dalla mia elaborazione. Noi siamo soggetti fondamentalmente a tre tipi di influenze che determinano la nostra vita; la principale è quella di causa-effetto, nel senso che, se mi dimentico di chiudere il gas, la casa scoppia, oppure, salgo in auto e non mi allaccio le cinture di sicurezza, per cui è possibile che io sbatta la testa in un incidente.
E quello che la cultura popolare dice: “chi semina vento raccoglie tempesta” dimenticandosi di ricordarci, però, la cultura contadina pecca in questo senso, che esiste il lato luce che dice: “chi semina il grano raccoglie il grano”.
Ci può essere anche un’altra influenza, chiamata “legge dell’accidente”. Il fato, fortuna e sfortuna dove anche ciò che è accidentale, però, può essere dovuto a leggi di causa-effetto; (posso averlo attirato con i miei pensieri e le mie emozioni).
E’ inevitabile sapere che siamo soggetti alla legge dell’accidente; posso camminare per strada e un piccione, come quello di Povia, mi fa un regalo. E’ un avvenimento del quale posso ridere o posso arrabbiarmi come una biscia perché mi ha rovinato un completino di Dior da 10000 Euro e che devo buttare via.
Esiste una terza influenza, dicono molti maestri e molte scuole, che in alcune tradizioni viene chiamata divina provvidenza, grazia, influenza celeste, angelica, cherubinica, come la definiva il filosofo Sufi Avicenna, si dice: un aiuto dal cielo, in
questo caso possiamo anche ricevere, a volte, delle ispirazioni, delle prove, delle sfide che ci vengono date da qualcosa che è superiore rispetto alla volontà e all’accidente, per chi conosce e crede.
Approfondiamo adesso questo punto: quando il dolore si trasforma in sofferenza, quando cioè io carico un evento che può essere più o meno piacevole o spiacevole, attraverso i miei punti di vista, i miei significati, la mia attribuzione di senso, rendendolo così ancora più tragico, drammatico o trascinandomelo nel tempo. C’è un antico detto di un filosofo greco chiamato Epitteto, che diceva che “Non sono le cose della vita che causano le nostre emozioni”, memorizzatelo perché diventa una chiave di riflessione fondamentale: “Non sono le cose della vita che causano le nostre emozioni, sono le nostre interpretazioni delle cose della vita che causano le nostre emozioni”. Quindi, la sofferenza non è data da questo evento oggettivo, è data dal mio modo di interpretare questo fatto, ed è data, fondamentalmente, dalla nostra immaginazione e dalla nostra interpretazione della realtà.
Esiste un altro concetto elementare che i cinesi esprimono attraverso il simbolo del Tao, ma che può essere comprensibile da tanti punti di vista, che non c’è niente che sia assolutamente buono o cattivo. Se comprendiamo questi presupposti, se cominciamo a vedere la realtà con questa prospettiva nuova e reale, ci sarà più facile riconoscere come i nostri pensieri distorcono la realtà creando o aumentando la sofferenza esistenziale o situazionale. Torniamo sul fatto che la sofferenza è dovuta all’immaginazione. Quindi, ogni cosa che mi succede, in realtà produce un effetto oggettivo ed un effetto soggettivo. Se l’Udinese perde, a molti di voi non gliene può fregare di meno, ma a me, che sono un tifoso patologico, può creare una sofferenza riguardo alle aspettative della mia squadra del cuore; ma la realtà è la realtà. I problemi sono i problemi, come quelli che la maestra ci insegnava a scuola: “la mamma di Pierino ha fatto la torta, Pierino ne ha mangiato cinque fette, quante fette rimangono”? I problemi sono questi, ma se poi il fratello di Pierino si dispera, perché non ne sono rimaste abbastanza, allora questo non è il problema, ma l’interpretazione del problema, è quello che io interpreto. Non sono le cose della vita che causano sofferenza, ma è l’interpretazione delle cose della vita che causa sofferenza. Approfondiamolo ancora perché adesso entriamo in un aspetto tecnico: ricordate che la gran parte della sofferenza della nostra vita è frutto dell’immaginazione, e quindi è virtuale. E siccome noi abbiamo il 100% di potere di intervenire sulla nostra immaginazione, e abbiamo il 100% di potere di staccarci dalla nostra immaginazione, di stare nel reale, abbiamo il 100% di possibilità di vincere la sofferenza.
La gran parte del nostro tempo non la passiamo nel reale ma in una specie di cinema, di quelli multisala che vanno adesso di moda, in questo cinema ci sono i nostri pensieri e la nostra immaginazione. Non ce l’ho con l’immaginazione totalmente,
perché l’immaginazione, come ogni cosa, possiede un lato luce e un lato ombra. L’immaginazione ci consente di fare tre cose: andare nel passato, andare nel futuro, costruire cose inesistenti, fantasticare.
Siamo generatori, tramite l’immaginazione, abituati a produrre sofferenza psichica sin dall’infanzia; non è naturalmente un meccanismo innato, è un meccanismo appreso, e, in quanto meccanismo appreso, può essere modificato, e questa è un’altra bella notizia. Una gran parte del tempo lo passiamo ad alimentare la sofferenza legata al passato; facciamo alcuni esempi: rancori, nostalgie, risentimenti, rimpianti, colpevolizzazioni. Io sto soffrendo oggi per qualcosa che non è minimamente presente, ma la fregatura qual è? Che il film è virtuale, ma produce emozioni reali. Un po’ come quando faccio un incubo: mi sveglio tutto agitato, sudato, col cuore che batte, è una reazione organica reale; il corpo ha reagito come se fosse di fronte ad un vero pericolo, ma in realtà non c’è nessun pericolo perché sono a letto col mio orsetto. La mente non distingue un’esperienza reale da una fortemente immaginata, questo si chiama “potere di suggestione”; se io immagino fortemente qualcosa di doloroso del passato, mi creo una sofferenza adesso, mi creo un’intossicazione del sangue, delle cellule; perché le nostre emozioni cambiano la chimica del nostro corpo, le emozioni negative creano tossine che intossicano il nostro corpo, più del salame con l’aceto o della grappa.
In questo caso io costruisco un film che provoca un’emozione reale, che provoca una reazione biologica reale, e che provoca una sofferenza reale ma la cui causa è totalmente immaginaria. Non so se è chiaro il gioco di parole: è reale perché sto male, ma non è reale perché non riguarda niente di quello che c’è.
Ci sono persone che vivono costantemente nei rimpianti, nei rimorsi, nel lamentare delle occasioni perdute. Maledicono la vita, la giornata, non per quello che c’è, ma per quello che è successo una volta. E’ come guidare la macchina guardando sempre lo specchietto retrovisore: può essere rischioso, si può andare a sbattere, si può andare fuori strada, non sia ha una meta precisa, ma, soprattutto, non si gode il viaggio.
Un’altra parte del nostro tempo la passiamo ad immaginare eventi catastrofici per il nostro futuro; o farci aspettative che possono crearci sofferenza o preoccupazioni.
Ci costruiamo una paura virtuale, una preoccupazione virtuale che può arrivare fino alla paranoia. Anche questa paura virtuale crea ansia reale. L’ansia è reale, i muscoli si tendono, il sistema nervoso si carica elettricamente, si crea un sovraccarico di stress, ma non è dato dal lavoro, non è dato dalla fame che sono problemi reali che possono capitare all’essere umano, ma dal nostro pensiero.
Costruiamo spesso anche fantasie catastrofiche, costruiamo dei pensieri negativi su di noi: autocritica, autosvalutazione, colpevolizzazioni; tutto questo è sofferenza inutile. Non è come il dolore nella scarpa che mi aiuta a correggermi, e quindi a camminare
meglio; non essendoci un problema, essendo virtuale, tutto quello che penso è dispersione di energia, perché non ho un problema da risolvere, sto solo alimentando negatività, e questo è il vero errore da correggere.
Se vogliamo rimanere nel virtuale o stare al cinema, impariamo a dotarci di un telecomando. Il primo tasto importante da usare in questo telecomando è il tasto Off, cioè smettere di pensare. Noi stiamo nel virtuale piuttosto che nel reale perché è una via di fuga inconscia, noi preferiamo immaginare la vita, piuttosto che vivere la vita, immaginiamo l’amore piuttosto che vivere l’amore, preferiamo immaginare il successo piuttosto che vivere il fallimento e l’insuccesso. E quindi è proprio un rifugio la nostra fantasia, anche se è tossico, a volte le persone preferiscono stare in un rifugio fantastico tossico piuttosto che entrare nel gioco vero della vita.
Quindi la prima domanda da porsi è: “Come faccio a smettere di immaginare e cominciare a stare nella realtà? Perché siamo così alienati dalla realtà che ci piace di più il cinema della realtà? E ci piacciono più i film brutti della realtà? E’ una domanda filosofica ma anche psicologica.
Un’altra domanda sulla quale mi voglio soffermare è : Come si fa a spegnere Off e a stare qui? E’ una bella domanda. E quali sono i parametri per accorgermi se sono qui o là? Anche questa è una buona domanda.
Già stare nel reale ci toglie gran parte della nostra sofferenza, se poi impariamo a cambiare i film negativi autoprodotti e impariamo a riconoscere gran parte delle nostre interpretazioni distorte, abbiamo un dominio ancora superiore sulla nostra sofferenza.
E quindi, quando inizio a soffrire, se mi assumo la responsabilità che sto sbagliando, è che gran parte della mia sofferenza me la sono costruita coi miei pensieri, o è la conseguenza di azioni scorrette e di ciò che ho più o meno consapevolmente seminato, posso intervenire e correggere pensieri o comportamenti non funzionali. Il passato è già passato, il futuro non c’è ancora, perché dovrei affliggermi ora?
E’ importante sapere che nella natura umana la negatività è spontanea mentre la positività è un qualcosa su cui lavorare, richiede sforzo. Se non sapete questo vivete in un’altra illusione; è come avere un orto, non curarlo per dieci anni e sperare che sia diventato un orto botanico, un giardino; troverete due cose, dico sempre: o rovi e disordine o tutto secco, aridità, e questa legge di natura è una legge psicologica; se non curiamo il nostro giardino, i rovi, gli sterpi, le erbacce, la gramigna sono gratis, non occorre seminarle.
Quindi è importante sapere che noi produciamo negatività spontaneamente, per produrre positività ci vuole, quella che nel Isp chiamiamo la buona volontà, la dedicazione. Ci sono tre parole magiche in questo lavoro che chiamiamo: intenzione, attenzione e dedicazione orientati alla positività, a cui aggiungere il valore della
competenza, sapere coltivare e far fiorire il mio giardino interiore; i nostri programmi servono proprio a questo. Se non ho l’intenzione di smetterla di soffrire, soffrirò, se non sono attento ai miei processi, i miei processi agiscono automaticamente e se non mi ci dedico con competenza, il mio orto non produrrà abbondanza, ma produrrà disordine o aridità. Questa è l’evidenza delle cose, non vi chiedo di credere, ma vi chiedo di osservare la realtà delle cose.
E’ utile inoltre imparare a sostituire e a decondizionare i film che ci fanno male e imparare a costruire i film che ci nutrono, che ci danno forza. Perché questa è la bella caratteristica dell’immaginazione, l’immaginazione da un lato può darmi negatività, ma dall’altro può darmi forza.
Esiste purtroppo il masochismo, ed è una malattia diffusissima, un attaccamento alla sofferenza ed una conseguente deresponsabilizzazione, cercando sempre qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa; questo è il segreto del vittimismo.
Invece, quello che noi cerchiamo di insegnare, anche se è poco romantico, è che se soffri stai sbagliando. Ed è una tua responsabilità perché o costruisci una realtà virtuale che crea sofferenza, o perché della realtà presente leggi solo l’aspetto negativo senza leggere anche quello positivo. Assumetevi la responsabilità dei vostri stati d’animo. Perché se siete responsabili, li potete modificare.
Se soffro sto sbagliando non è una colpa, significa solo che posso assumermi la responsabilità e correggere la rotta. Per avere una vita meno dolorosa e ricordandoci che la sofferenza è una maestra di vita perché ci insegna delle cose, ci fa capire delle cose.
Messaggio finale: se io divento responsabile della mia sofferenza, sono responsabile anche della mia felicità, che è l’unica cosa che mi interessa. Se io capisco la genesi dei processi che creano sofferenza, nel virtuale e nel reale, io posso sempre di più correggermi perché la mia vita, i miei pensieri, i miei stati d’animo portino benessere, felicità, positività, energia.
Viviamo in un mondo che ha totalmente interesse a saturarci di negatività; al sistema non interessa la positività, è scientifico; alle case farmaceutiche non interessa la nostra salute, non venderebbero una medicina se si interessassero alla nostra salute; se esistesse un farmaco che guarisse tutti i mali, lo sotterrerebbero subito al centro della Terra, perché non è “marketing oriented” .
Solo la responsabilità e la buona volontà individuali possono aiutarci nel nostro processo di redenzione dal male e di elevazione verso la positività, l’amore, la felicità incondizionata. Chi ci conosce sa che tutto il mio lavoro e quello delle attività della nostra associazione verte su questi punti.
Buona riflessione e che Dio ci benedica.
“Che tu possa cancellare dalla tua vita le parole: odio, crimine, disillusione, tristezza, debolezza, malattia, impossibilità, tradimento, paura, orgoglio, invidia, avidità, falsità, scoraggiamento, rinuncia e vendetta, poiché sono esse la tela del ragno che abita la tua mente, inconsciamente alimentate dalla tua volontà. Che a partire da questo momento tu riempia il vuoto che si è aperto nella tua mente e nella tua anima con le parole: amore, fede, speranza, carità, pace, comprensione, certezza, fiducia, purezza, luce eterna.” CESAR ROMAO – Il giardiniere di Dio.
Il lavoro sulla positività - la via del “reale” –
“Cercate di fare vostre le qualità che vi mancano, non punitevi a causa della vostra negatività, noi lavoriamo con la positività e l’amore.
Non ci interessa in alcun modo la negatività, questo perché non basterebbero cento vite per ripulirsi dalle impurità. Aumentate la luce in voi.” DDY
Favorire lo sviluppo integrato dell’essere, compito primario, come da ragione sociale, della nostra Associazione e dei soci che la compongono, significa operare in tutti i campi: personale, familiare, professionale e socio/ambientale, al fine di promuovere la positività e il potere terapeutico ed evolutivo dell’Amore. Da dieci anni è ciò che abbiamo cercato di fare attraverso seminari, convegni, conferenze e pubblicazioni. E’ per questo che nel decennale di fondazione mi è venuta la voglia di definire nei dettagli cosa significa concretamente lavorare al positivo e promuovere la positività a livello fisico, emotivo, cognitivo, a livello di coscienza e di azione.
La mente minore comprende meglio un concetto attraverso processi di comparazione, quindi ci sarà più facile comprendere la positività esplorando a fondo la negatività, il suo opposto.
Nella pratica clinica della metodologia Human Quality Improvement, che viene utilizzata nel nostro Centro di Salute Integrata ad Udine, abbiamo verificato che ciò che determina la buona qualità dei processi vitali, rigenerativi ed evolutivi del vivente, dalla monocellula in su è, in sintesi: NUTRIMENTO CORRETTO – EVACUAZIONE CORRETTA. Decondizionarsi, depurarsi, su tutti i piani da ciò che inquina, intossica, avvelena soma e psiche, e ricercare ciò che per ognuno rappresenta “cibo che nutre ed acqua che disseta veramente”, cioè ciò che ci fa realmente stare bene.
“Medicina significa aiutare la gente ad ottenere ciò che nella vita è buono” Bear Heart, Uomo Medicina Navajo.
Il progetto integrativo sia in chiave terapeutica che educativa, si dedica a selezionare quei nutrienti, in chiave organica, psichica ed esistenziale che apportano salute, felicità, armonia e che ci allineano con i ritmi e le frequenze più sane e naturali per noi.
Anche in ambito psicologico, infatti, è importante depurarsi e decondizionarsi. Così come un corpo teso ed intossicato influenza gli umori e gli stati psichici, è anche vero che emozioni, pensieri e relazioni disfunzionali, possono essere tossici per l’anima e per il corpo, veri e propri VIRUS PSICHICI e vanno riconosciuti con precisione. Ma ancor di più è utile sapere come sviluppare positività.
Se sono in una stanza buia e sono stufo dell’oscurità e desidero la luce, non serve combattere il buio, odiarlo, temerlo, colpevolizzarsi a causa del buio. Così facendo resterei sempre avvolto dall’oscurità ma carico di stati d’animo negativi.
“L’obiettivo del male è di farti scendere al suo livello anche solo per combatterlo.” F. Kafka
Educati da una cultura maschilista e belligerante, abbiamo rinforzato anche nel mondo terapeutico l’idea che il male si sconfigge combattendo, lottando, essendo forti e determinati nell’eliminarlo, nel distruggerlo.
Molte procedure terapeutiche mediche e psicologiche attuali (dalla radio, alle chemioterapie fino ad arrivare agli psicofarmaci), sono basate sul principio di “dare contro” alla negatività. Ma il Signore Gesù Cristo ci ricordava di amare perfino il nostro nemico e che spesso la forza dell’amore è molto più potente e taumaturgica di quelle dell’odio, del conflitto e della paura.
Cerchiamo ora di definire in maniera semplice e sintetica cosa significa negatività e positività sui vari piani.
A LIVELLO ORGANICO - Sul piano cellulare ed ematico si può definire negatività: tensioni, stasi, tossine, veleni, squilibri nel sistema acidità/alcalinità. Si può definire l’eccesso di acidità a livello dei liquidi intra ed extra cellulari un vero e proprio elemento primario alla base di diverse patologie.
Il terreno fisiologico umano è costituito al 70% da liquidi organici, in cui tutte le cellule e gli organi sono a bagno per tutta la vita. Il sovraccarico di tossine o la carenza di nutrienti essenziali può provocare seri danni al nostro organismo. Come in ogni situazione che riguardi lo stato liquido, una cattiva circolazione, la stasi o l’inquinamento dei fluidi porta stagnazione, malattie, morte.
La carenza di ossigeno, l’eccesso di anidride carbonica nel sangue sono un elemento fondamentale di intossicazione organica e di acidificazione del terreno. Ecco quindi la necessità di operare al positivo nel concreto selezionando i nutrienti corretti a livello alimentare, depurandosi bevendo molta acqua, facendo una corretta attività motoria, ma specialmente imparando a respirare e ad ossigenarci correttamente e imparando a rilassarci profondamente. Questa è positività reale.
Sul PIANO EMOZIONALE, possiamo riconoscere emozioni, stati d’animo e sentimenti che nutrono e altri che intossicano. Il programma che in Associazione proponiamo sull’educazione all’intelligenza emotiva si occupa proprio di insegnare a riconoscere le diverse emozioni e l’effetto che producono su di noi. Quando vivo uno stato d’animo, qualunque esso sia, dovrei sempre domandarmi: Mi serve? Mi fa stare bene? Mi toglie o mi da energia? Mi rafforza o mi indebolisce? Come ho fatto a crearlo?
Si può ipotizzare una scala di emozioni utili, sane e benefiche, e una di emozioni parassite, tossiche, velenose.
Alcune regole base sono: possono essere classificate negative tutte quelle emozioni che preferirei non sentire, non mostrare e che mi creano disagio, o che giudico negativamente negli altri.
Gran parte di quelle che chiamo emozioni parassite però sono virtuali: legate al passato, al futuro o alle fantasie soggettive. Una inutile cinematografia autogena e distruttiva, originata da pensieri ma che produce sensazioni reali. Esempio: rancori, risentimenti, preoccupazioni, paranoie, colpevolizzazione, vergogna, etc..
Negare, rimuovere o reprimere costantemente certe emozioni, o coltivarle incessantemente rimanendo a lungo coinvolto in emozioni negative intense, è anche estremamente logorante e dannoso, specie a livello corporeo.
Scegliere di coltivare le qualità del cuore, alimentare i sentimenti più elevati ed imparare ad integrare e fare pace velocemente con le emozioni più negative, evitando di entrare in conflitto con la nostra sensibilità emotiva senza però esserne dominati, significa operare concretamente sulla positività.
Il nostro cuore, come un vaso, una coppa, bisogna saperlo svuotare e ripulire dai pesi delle emozioni più negative, alleggerirlo per vivere più a “cuor leggero” e sapere come riempirlo di luce, pace, amore, gioie e gratitudine.
A livello dell’INTELLETTO potrebbe apparire semplice definire il “pensiero positivo” e quello negativo, anche se poi l’eccellenza nella selezione dei pensieri a cui dedicare attenzione e quelli invece da non alimentare, è complessa da perseguire.
Come il cibo anche il pensiero o nutre o intossica. Non solo il contenuto ma anche la forma, il modo in cui costruiamo le nostre rappresentazioni interiori, influenza le nostre reazioni emozionali e fisiologiche. La Programmazione Neurolinguistica, una scuola americana di psicoterapia, studia da anni il linguaggio macchina più corretto per il rendimento ottimale ed il miglioramento della qualità della vita degli essere umani.
Peter Pan riusciva a volare perché sapeva costruire pensieri felici, e dato che passiamo gran parte del tempo dedicando attenzione più alla realtà virtuale costruita dai nostri pensieri che al reale oggettivo e presente, essere in grado di selezionare i film che ci costruiamo ed orientarli al positivo è estremamente importante. Come lo è ancor di più la capacità di spegnere il “mentale” ed aprirsi al reale. Possiamo imparare a diventare più adulti, cioè smetterla di lasciarci suggestionare da ricordi o fantasie, o se proprio vogliamo la suggestione, impariamo a farla in modo positivo (ideoprogrammazione).
Per questo il lavoro con la respirazione consapevole è fondamentale per schiarire la mente ed orientarla ad una maggiore presenza attraverso un risveglio sensoriale.
Molte delle nostre rappresentazioni interiori sono automatiche, non le scegliamo (pensiero passivo lo definiva C.G. Jung), ma certamente abbiamo il 100% di possibilità di scegliere quali pensieri coltivare a quali dire “no grazie”, sostituendoli con file più nutrienti.
In particolare è importante imparare a selezionare con attenzione i pensieri relativi a noi. Ogni IO SONO con definizione a cui ci fissiamo tende a cristallizzarmi e a costruire la nostra autovalutazione profonda, la nostra identità e il nostro valore. “Poniti dei limiti ed essi ti apparterranno”
Essendo che la coscienza non distingue un’esperienza reale da una fortemente immaginata, come esemplifica l’esperienza di un incubo, si può apprendere come programmarci costruendo rappresentazioni interiori positive, vincenti ed automotivanti di noi e dei nostri atteggiamenti migliori che vogliamo potenziare.
“Non giudicate se non volete essere giudicati; poiché col giudizio col quale giudicate, sarete giudicati, e con la misura con la quale misurerete, sarà misurato a voi.” Matteo 7-1.
La positività psichica si allena anche nella neutralità, l’assenza di giudizio, la capacità come affermava Einstein di tenere gli opposti uniti il più a lungo possibile. Sviluppare elasticità intellettuale nel cambiare i contesti e le attribuzioni di significato che diamo alla realtà, cercando l’utile, il positivo, il dono, la lezione che c’è in ogni esperienza, significa operare attraverso quello che all’I.S.P. chiamiamo “attitudine integrativa”, cioè il potere della saggezza dell’amore, creando così positività, obiettività e saggezza.
PIANO DELLA COSCIENZA- In questo ambito i due opposti si possono definire: addormentamento, reattività, automatismi, o risveglio della coscienza, della consapevolezza di sé, della propria presenza e padronanza di sé.
Oltre a ciò, su questo piano è necessario alimentare un’ “intenzione consapevole e positiva” di praticare deliberatamente ciò che alimenta la concretezza e la positività su tutti gli altri piani e scegliere di rifiutare l’alleanza con l’oscurità, l’ombra: BUONA-VOLONTA’ e INTEGRA-AZIONE.
Queste sono, secondo la psicologia integrativa, le basi di qualsiasi attività terapeutica, educazionale, e di crescita personale che proponiamo sia in Associazione che nel Centro di Salute Integrata di Udine.
Positività, concretezza, lavoro sulla globalità, autodeterminazione, amore; per nutrire il Nostro omino giallo, l’essenza, il vero Sé, semplicemente.
A questo si aggiunge poi il PIANO DELLA REALIZZAZIONE nel reale dei nostri sogni, desideri, talenti; la capacità di raggiungere i nostri obiettivi e di impegnarci per i nostri ideali, come insegnamo al SUN.
In tutto questo possiamo diventare attivamente dei protagonisti ricordandoci sempre che “la negatività è spontanea, la positività richiede impegno, attenzione e dedicazione”.
Nel prossimo numero vorrei esplorare un altro ambito importante di ricerca della positività e dell’amorevolezza: le relazioni interpersonali.
IL RESPIRO IL GRANDE INTEGRATORE
Uno degli aspetti che caratterizza fin dagli inizi il progetto di ricerca e di divulgazione della nostra Associazione, è l’esplorazione del potere della respirazione consapevole.
Fisiologia della respirazione
La respirazione è un atto indispensabile per la vita: il corpo umano respira dalla nascita alla morte e non può resistere che pochi minuti senza respirare, mentre può resistere giorni o più se privato di altre fonti di nutrimento.
La funzione respiratoria va inquadrata nel più vasto ambito del ricambio energetico dei viventi: si definisce infatti respirazione ogni processo in cui si libera energia attraverso la trasformazione di materiale organico.
Si ricordi al proposito che l’energia non può essere né creata né distrutta, ma solo mutata da una sua forma all’altra. Questo avviene, così come in tutti gli organismi, anche nel corpo umano: si trasforma e si trasferisce l’energia contenuta nei legami delle molecole del cibo ingerito e dell’ossigeno inspirato in energia per le funzioni vitali cellulari (ATP:Adenosin-Tri-Fosfato).
Questo processo avviene durante quella che chiamiamo respirazione interna o cellulare.
La respirazione esterna è invece lo scambio gassoso con l’ambiente, a cui comunemente ci riferiamo come respirazione tout-court. Questo processo avviene a livello degli alveoli polmonari, in cui il sangue venoso cede all’ambiente esterno anidride carbonica e si ricarica di ossigeno, attraverso una barriera cellulare molto sottile che consente un rapido scambio dei gas.
Il continuo ricambio di aria necessario a garantire l’approvvigionamento di ossigeno al sangue è garantito dai movimenti respiratori (inspirazione ed espirazione).
I polmoni sono l’organo col maggiore volume di contatto con l’esterno, molto più della pelle e dell’apparato digerente, il quale si occupa della metabolizzazione di materia più solida e grossolana in energia. I polmoni invece mangiano aria e prana (molecole di ossigeno, azoto ed altri gas in quantità minimali e cariche elettromagnetiche – ioni positivi e negativi – di cui l’aria è piena) e metabolizzano informazioni più fini e sottili. Così come per la nutrizione la qualità del cibo ed il buon funzionamento degli organi deputati favoriscono un’ottimale ingestione, digestione, assimilazione, assorbimento dei nutrienti ed evacuazione di ciò che non è utile, anche nel processo respiratorio la qualità dell’aria - sia sul piano biochimico-molecolare che su quello energo-vibrazionale, la profondità ed il buon funzionamento delle capacità polmonari favoriscono o interferiscono con le funzioni vitali della ricezione e dell’assorbimento di queste informazioni e di questi nutrienti più raffinati. Questi messaggi più sottili sono essenziali per il buon funzionamento di tutte le funzioni psichiche, delle cellule e di tutti gli organi interni, in particolare a livello del sistema nervoso, del cervello.
La respirazione umana si può dire cardio-polmonare poiché è attraverso la circolazione e l’ossigenazione del sangue, assicurate appunto da questi due organi, che la respirazione interna e quindi la sopravvivenza dell’organismo è garantita.
Torniamo ora alla respirazione interna, che chimicamente corrisponde a una combustione molto lenta. Tutte le combustioni richiedono ossigeno: se mettiamo una candela accesa sotto un bicchiere, in modo da isolarla dall’aria, dopo pochi minuti la fiamma si spegne. Allo stesso modo, per “bruciare calorie”, per estrarre energia dai nutrienti che deriviamo dal cibo, è necessario l’ossigeno, senza il quale, come la nostra candela, il corpo si spegnerebbe.
La respirazione cosiddetta normale è in realtà un tipo di respirazione nevrotica, breve, parziale, limitata, condizionata dai blocchi perinatali,dal modo di respirare materno e dai successivi blocchi emozionali. È inoltre una respirazione tipica della vita sedentaria: gi atleti hanno un volume d’aria corrente molto maggiore. Essa non consente un’ossigenazione appropriata. Con questa modalità automatica di respirare si ha la tendenza ad usare sempre e solo un settore polmonare rispetto agli altri ed in maniera superficiale, limitando così il nostro potenziale energetico e psichico e favorendo lo sviluppo di aspetti nevrotici e di stagnazione energetica, rendendo difficile una buona comunicazione tra la pancia, il cuore e la testa.

È interessante notare come modificazioni del respiro siano spesso espressione di diversi eventi patologici e come le patologie respiratorie possano accompagnarsi a patologie a carico di altri organi o addirittura determinarne l’insorgenza.
La psiche influenza il respiro ed il respiro influenza la psiche: per esempio non è possibile provare ansia senza una respirazione “ansiosa”, bloccata, innaturale, e viceversa il sentirsi prigionieri, costretti entro una corazza respiratoria rigida crea angoscia.
Questo solitamente avviene attraverso meccanismi automatici, mediati dal sistema neurovegetativo, ma le stesse interazioni reciproche tra psiche e sistema respiratorio valgono se si applica una modificazione volontaria appropriata del respiro – in particolare del ritmo e della profondità.
La respirazione è l’unica funzione mediata dal sistema nervoso autonomo che può essere facilmente modificata dalla volontà dell’uomo, e su questo si può intervenire.
La regolazione volontaria del respiro, soprattutto attraverso tecniche specifiche, è quindi uno strumento molto potente che l’uomo ha per influenzare i propri stati psicoemotivi.
La respirazione è anche uno strumento per la conoscenza di sé. . Questo appunto perché non si può agire sul corpo e sul respiro senza contestualmente agire sulla psiche.
CONCLUSIONI
Il respiro è un potente mezzo per la salute, il ben-essere, l’equilibrio e l’evoluzione umana se usato consapevolmente e con perizia, comprendendo chiaramente come agiscono inspirazione ed espirazione, e le relative pause a polmoni pieni e vuoti: sul piano organico, sulla nostra sensibilità emotiva, sulle funzioni cognitive ed intellettuali e sul risveglio della coscienza e della padronanza di sé.
A LIVELLO FISICO – Ossigenazione, nutrimento e rigenerazione cellulare. Riattivazione e riequilibrio del sistema nervoso ed endocrino. Rafforzamento delle difese immunitarie. Drenaggio delle tossine metaboliche. Potenziamento delle funzioni sensoriali. Rilassamento profondo, scioglimento delle tensioni, recupero veloce da virus e da affaticamento. Diminuzione dell’acidità tissutale. Regolazione dell’attività cerebrale. Si raddrizza la postura e migliora l’elasticità polmonare e l’attività cardiocircolatoria.
A LIVELLO EMOZIONALE – Aumento della consapevolezza e della sensibilità emotiva. Possibilità di modulare l’intensità delle sensazioni per una migliore gestione dell’emotività. Sblocco della corazza muscolare dovuta al meccanismo repressivo. Decondizionarsi dagli stati d’animo che generano sofferenza e conflitto. Accrescere abilità dell’intelligenza emotiva.
A LIVELLO INTELLETTUALE – Miglioramento di tutte le funzioni psichiche: concentrazione, memoria, lucidità, acutezza percettiva, capacità di analisi, sintesi e riflessione, chiarezza e calma mentale, sviluppo della creatività.
A LIVELLO DI COSCIENZA – Maggiore connessione con la parte più profonda di sé. Silenzio interiore: migliora l’intuizione ed il sesto senso. Aumenta la
consapevolezza e la padronanza di sé. Favorisce la sperimentazione di stati di estasi, di espansione della coscienza e di unione. Illumina l’interiorità.
Inoltre la respirazione consapevole ci rende più pazienti, rilassati ed empatici nelle relazioni interpersonali, allenandoci ad osservare e lasciar fluire invece di giudicare negativamente ed entrare in conflitto.
Nel rapporto con noi stessi, per la salute, l’armonia e l’equilibrio psicofisico, per integrare l’aspetto somatico e la parte emotiva con l’aspetto morale e razionale di noi, per una migliore vita affettiva e sessuale, per uno stile sociale e professionale di relazione più cordiale e tollerante, il respiro consapevole è un tesoro prezioso e potente. Da più di dieci anni diverse centinaia di persone che frequentano o hanno frequentato i nostri programmi ne sono testimoni.
IO SONO COLUI CHE SCEGLIE I PENSIERI DA CREARE E DA SEGUIRE
La nostra memoria psichica e organica ha ricevuto e contiene una notevole quantità di informazioni, esperienze, giudizi, decisioni prese, atteggiamenti verso sé, gli altri, la vita. E’ un archivio di contesti.
Alcune informazioni e strategie percetttivo-reattive (reazioni abitudinarie o spesso automatiche ad una nostra interpretazione della realtà), alcuni contesti memorizzati ed acquisiti, magari nella fase perinatale o nella prima infanzia, determinano le nostre modalità di comportamento e relazione con la realtà. A volte queste sono proficue, sane ed ecologiche, oppure sono disfunzionali ad una buona qualità della vita individuale e sociale. Il nostro inconscio, per una forma di programmazione negativa ricevuta e costruita nel tempo, ci propone spesso o ci stimola pensieri, rappresentazioni interiori, motivazioni e volontà non proficue non ecologiche, sado-masochiste, cioè distruttive e dannose per sé, gli altri e la vita.
Nel nostro dialogo interno, nel nostro continuo lavorio psichico, influenzato dal buon funzionamento a livello energetico e psicologico delle intelligenze organiche, spesso indugiamo o ci fissiamo su schemi di pensiero che ci mortificano, ci chiudono, ci mantengono in uno stato eccessivo di paura, aggressività, dispiacere, sfiducia, disistima, vergogna, superbia, pigrizia, rassegnazione, autocancellazione ed annichilimento. In uno stato di coscienza e quindi di percezione e sensibilità addormentati, intossicati e con poca energia, questi schemi di pensiero e di intenzione agiscono spesso in maniera reattiva, automatica, incongruente.
“Non sono le cose della vita che causano le nostre emozioni, bensì la nostra interpretazione riguardo a questi”. (Epitteto filosofo stoico)
Spesso rimaniamo suggestionati da pensieri negativi e veniamo condizionati emotivamente da percezioni distorte, parziali o che vengono generalizzate. Cioè, da una sola esperienza si traggono troppe conclusioni definitive; statistiche basate su un singolo caso, o strategie elaborate senza una specifica esperienza, basate sul “detto da altri”.
Subisco un tradimento affettivo e decido inconsciamente di non fidarmi più dell’amore e delle persone dell’altro sesso. Oppure considero la sessualità come sporca o da reprimere perché giudicata sconveniente ed animale, solo perché così pensavano e volevano che io pensassi persone a cui ho dato credito e considerazione, i genitori in modo particolare: senza averne fatto l’esperienza.
“Possono perché credono di potere” diceva Virgilio e quindi non possono perché credono di non potere, credono di non farcela, di non essere all’altezza, di sbagliare, di essere giudicati, puniti e derisi, principalmente da sé stessi e quindi dagli altri. E’ solo il mio giudizio che mi ferisce dice Jampolsky nel suo libro Amare è lasciare andare la paura. Il giudizio, la dualità bene/male, l’eccesso di paura e la colpa ci esaltano o ci svalutano ed invalidano, dandoci o togliendoci energia. Ciò è ormai dimostrato, ma anche estremamente evidente, i nostri pensieri come un cibo nutrono o intossicano l’organismo, il sangue, le cellule, l’umore. Creano un eccesso di contrazione organica, un aumento del PH sanguigno, un indebolimento ed esaurimento delle energia vitale del corpo e del cervello, tensione, stress. Non è una colpa che ci dobbiamo fare per questo, ma è un monito a vigilare, ed essere svegli e presenti nel saper riconoscere e valutare questi virus psichici, scegliendo a quali agglomerati di pensiero dedicare energie, fiducia, adesione emotiva, identificazione.
“La mente, mente continuamente” – Jacopo Fo.
Andrebbe insegnato nelle scuole ai bambini come riconoscere le suggestioni non proficue e come coltivare pensieri sani, positivi, realistici ed amorevoli, di rispetto, collaborazione, automotivazione, libertà disponibilità e creatività.
Questa capacità di determinare autonomamente i nostri pensieri e le nostre reazioni, con una facoltà di discernimento e una discrezionalità obiettiva e sana, viene chiamata PROATTIVITA’, contrapposta alla reattività robotica e ripetitiva di cui ho parlato finora. Questa abilità e coscienza proattiva, autodeterminata, può essere appresa e sviluppata come un fatto organico e non solo psichico. L’intervento integrato e naturale proposto dall’approccio H.Q.I. aiuta a risvegliare le intelligenze organiche, a potenziare i sistemi percettivi e quindi la consapevolezza, la sensibilità,
l’intuizione, la coscienza etica istintuale e sana, e la autodeterminazione dei pensieri delle scelte e delle motivazioni che ci animano.
L’approccio H.Q.I. prevede infatti un intervento sia sul piano fisico che su quello psichico, una ripulitura ed un riequilibrio elettromagnetico delle funzioni organiche, pulisce e disintossica il sangue, risveglia il metabolismo cellulare ed aiuta ad avere una mente lucida ed una coscienza sveglia. Una buona ossigenazione rende sicuramente gli scambi e l’efficienza celebrale potenziati. E’ ormai conclamato che ogni forma di disturbo psichico ha sempre una base fisiologica, chimica, organica ed energetica. Le paranoie, le depressioni, i disturbi ossessivo/compulsivi, le fobie gli attacchi di panico, per citare alcuni disturbi della personalità o del comportamento più diffusi hanno una forte componente di tipo organico. Una forma di nevrosi respiratoria e cardiaca, una cattiva capacità nutritiva ed evacuativa. Inoltre alcuni organi sovraccarichi o scarichi determinano, sostengono ed influenzano questi disturbi psichici.
Il percorso su un piano psichico aiuta l’individuo a comprendere come riconoscere gli schemi mentali e reattivi non convenienti e come non farsi semantizzare, suggestionare da questi e sostituirli con pensieri più ecologici e proficui. Come risolvere i conflitti interiori, come praticare la correttezza e la sincerità verso sé e verso gli altri, l’allineamento con la propria natura interiore la ricerca e lo sviluppo dei talenti, la positività, l’apprezzamento, la gratitudine, il perdono, la capacità di calmare e rallentare lo psichismo per lasciare più spazio all’intuito.
In ambito terapeutico il lavoro è mirato alla risoluzione di problematiche specifiche. L’approccio H.Q.I. è però molto utile ed efficace anche in chiave di prevenzione, e di evoluzione, di crescita e di risveglio interiore, per un utilizzo più vantaggioso delle proprie risorse e potenzialità.
Per questo motivo lo sviluppo del potenziale umano individuale non può prescindere anche da una migliore comprensione dei meccanismi psichici e di come questi agiscono, con o senza la nostra partecipazione consapevole, alla costruzione della realtà concreta in cui ci troviamo e ci troveremo, dentro e fuori di noi. Questo approccio, innovativo ed antico nello stesso tempo, vuole aiutare l’individuo a ritrovare libertà e deliberatezza perchè l’arte di vivere deliberatamente come insegna H. Palmer è un diritto dell’uomo, degli uomini.
“La mente organizza i propri contenuti e classifica i suddetti secondo le istruzioni del direttore dell’archivio: ciascuno di noi si può quindi riorganizzare la propria mente e riclassificare l’esperienza ogni volta che vuole, nel modo più appropriato”. Jim Leonard”.
Bibliografia citata
Jacopo Fo – Sono scemo – Lo zen e l’arte di usare il cervello Ed. Cacao
J.Jampolsky – Amare è lasciar andare la paura – Dare è ricevere. Ed. Macro
H. Palmer – Vivere deliberatamente. - Gruppo Futura
Bibliografia suggerita: sono alcune indicazioni bibliografiche che possono favorire una migliore comprensione del funzionamento e dell’intervento possibile e plausibile sul piano psichico, che può intervenire a supporto delle procedure e delle tecniche specifiche dell’intervento H.Q.I., per le quali ancora non ci sono pubblicazioni ufficiali, se non quelle interne alla Scuola. E’ prevista una prossima pubblicazione, da me elaborata, in collaborazione con la commissione didattica della Scuola H.Q.I. sull’intervento del metodo nella risoluzione del DAP. Ci sono gli articoli precedenti di INSIEME in cui si è iniziata a delineare la prassi e presentare le intenzioni dell’intervento terapeutico e preventivo H.Q.I.
R.Bandler – Usare il cervello per cambiare - Astrolabio
Bandler e Grinder – La struttura della magia – La metamorfosi terapeutica – La ristrutturazione - Astrolabio
I testi RET – Razional Emotive Terapy di A. Ellis
Penso dunque mi sento meglio – Ed. Erickson – Greenberg - Padesky
Andreas Andreas I nuclei profondi del sé – Ed. Astrolabio
P.Laut – Jim Leonard – Rebirthing – Tecniche per integrare corpo, mente, spirito – Ed. Astrolabio
B. Benson – Il cammino della felicità
I testi di W.W Dyer e di L. Hoyoffrono alcuni spunti interessanti.
Seligman – Giunti – Imparare l’ottimismo.
LA PAURA DELLA CRITICA
Tra le principali paure che affliggono inutilmente l’animo umano, limitandoci e contraendo il nostro potenziale creativo ed espressivo, va annoverata la PAURA DELLA CRITICA.
La paura del giudizio, del rimprovero e della disapprovazione altrui, la paura di fare brutta figura, di perdere l’immagine, il ruolo in cui ci si è identificati e il cui potere ci spaventa perdere. La vergogna la timidezza, l’intrinseco timore di perdere l’amore e la stima dell’altro o degli altri se sono in disaccordo con me, o se fallisco, sbaglio o mostro una mia debolezza o una mia mancanza.
Strettamente legata alla paura della povertà e di sbagliare, la paura della critica influenza sia il nostro modo di reagire ai rimproveri, agli errori e all’autorità ma anche il nostro modo di esprimere i nostri bisogni, i nostri dissensi, i nostri desideri. Ci imprigiona spesso in personaggi controllati, inautentici, eccessivamente compiacenti e seduttivi per ottenere l’approvazione e l’invidia altrui e garantirsi l’indipendenza dalle persone amate o temute, la loro buona opinione.
E’ comprensibile che in una cultura sempre più mass-mediale e soggetta alle seduzioni della vanità e dell’apparenza, l’obiettivo di costruirsi un’immagine positiva sia a volte necessario per muoversi sul mercato e nelle relazioni sociali. Il rischio è quello di identificarsi con la propria immagine, delegando così la propria identità e il proprio valore a ciò che riceviamo come feed-back dagli altri, a ciò che ci illudiamo pensare che gli altri pensino. Oppure la paura fa prevalere una fase di evitamento e di fuga, una forma di mimetismo emozionale, di eccessivo pudore, di scarsa autovalutazione che ci porta a comportamenti passivi, remissivi, autocastranti.
A volte questa reazione di paura è così profondamente radicata che non siamo consapevoli di esserne condizionati. La paura è uno stato psichico che nasce da pensieri di pericolo previsto o imminente, preoccupazioni, indecisioni, dubbi, svalutazioni, colpe. Alcuni di questi sono automatici, radicati nelle nostre abitudini di pensiero. Ma siccome i pensieri sono sotto il nostro controllo, se ci addentriamo possiamo imparare a riconoscerli e impedirgli di nuocere e di influenzare i nostri comportamenti e la nostra autostima, sostituendoli con considerazioni più sagge che ci permettano di essere ciò che siamo, senza dubitare del nostro valore e della nostra identità. Nasce inevitabilmente dalle nostre esperienze, dall’educazione ricevuta, dai condizionamenti sociali. Determina ansia, limitazione all’immaginazione e alla creatività individuale, difficoltà a comunicare apertamente e mostrare le proprie emozioni. Si tendono a creare rapporti superficiali, complessi di inferiorità o deliri di superbia. Limita l’imprenditorilità, l’azione e il rischio, ci rende permalosi e vulnerabili, dipendenti o isolati.
Una buona capacità di autoanalisi ci permette di riconoscere gli automatismi caratteriali e come, quando, dove e con chi quanto spesso compaiono i sintomi manifesti della paura della critica. Eccone alcuni esempi:
1.- Quando vi trovate in mezzo a un gruppo di persone: vi sentite nervosi, impacciati nei movimenti, poco spontanei nelle espressioni, con lo sguardo furtivo?
2.- In presenza di altri, sentite in voi un senso di soggezione al punto di non saper cosa dire, entrate in confusione, siete distratti, la memoria si indebolisce?
3.- Siete soliti indietreggiare di fronte agli avvenimenti in particolare se sono nuovi e importanti o richiedono l’assunzione di responsabilità?
4.- Avete difficoltà ad esprimere il vostro disaccordo e dite sempre di si a ciò che viene detto, anche se non siete concordi?
5.- Siete soliti approvare voi stessi con le parole, dicendo magari delle bugie per nascondere i vostri difetti?
6.- Siete soliti invidiare gli altri nel loro modo di parlare e di vestire per sembrare diversi?
7.- Vi imbarazza che gli altri vedano i vostri difetti?
8.- Vi vantate di imprese immaginarie, o usate parole difficili per impressionare gli altri, il più delle volte senza conoscerne il significato?
9.- vi sforzate al di sopra delle vostre possibilità per fare una buona impressione?
10.- Quando vi si presenta un’opportunità nuova che potrebbe richiedere di mettere alla prova le vostre abilità, rinunciate o procrastinate, lasciandovi pervadere dal dubbio di non farcela?
11.- Date delle risposte evasive per paura di prendere posizione, e per paura di essere criticati?
12.- Vi capita di esitare parecchio prima di prendere una decisione specialmente se non è unanimamente condivisa?
13.- Accettate facilmente biasimi per i vostri sbagli, oppure vi ribellate anche sapendo che i biasimi sono meritati.?
14.- Pensate spesso di non avere le qualità necessarie per avere amici e una vita affettiva soddisfacente?
15.- Quando siete con altre persone o i vostri cari fate delle critiche non necessarie, sarcastiche o caustiche, magari solo per sfogare i nervi?
16.- Tendete ad essere sospettosi e diffidenti, in genere, anche senza motivi precisi?
17.- Siete soliti criticare gli altri dietro alle spalle e di adularli quando sono presenti?
LA RESPIRAZIONE CONSAPEVOLE TERAPEUTICA (R.C.T.)
- UN NUOVO PARADIGMA IN AMBITO DIAGNOSTICO
E DEI TRATTAMENTI PSICOTERAPICI –
La prassi terapeutica classica e quelle più accademicamente diffuse in Psicologia, aldilà di rari casi, non riconoscono e non utilizzano le potenzialità delle funzioni respiratorie connesse alle funzioni organiche, psichiche, emotive e coscienziali.
Ora se comprendiamo e studiamo la funzione respiratoria, mettendo in relazione le attuali conoscenze e tecnologie medico/scientifiche, con la saggezza di esperienze millenarie a diverse latitudini (Egitto, India, Cina, Tibet, sciamanesimo africano e del centro-sud America, etc…), che hanno da secoli utilizzato la respirazione consapevole nelle pratiche terapeutiche e spirituali, è possibile coniare un nuovo paradigma della psicoterapia moderna.
Questo nuovo paradigma prevede una specifica competenza diagnostica e di intervento terapeutico attraverso la somministrazione di tecniche specifiche adatte alle problematiche emerse.
Comprendere l’utilizzo completo della RCT però necessita di aver acquisito una visione integrativa corretta nell’analisi delle problematiche e dei meccanismi di base della salute, del ben-essere, dell’evoluzione e dello sviluppo del potenziale dell’essere umano. Questi aspetti interagiscono e vengono nello stesso tempo influenzati dalla respirazione e dalla condizione di contrazione e di difesa della muscolatura collegata alle funzioni respiratorie.
E’ fondamentale inoltre conoscere le connessioni tra respirazione e: sistema nervoso, endocrino, cardiocircolatorio, digestivo, renale e le reciproche influenze. Così come sul piano psicologico è necessario studiare le modalità attraverso le quali le funzioni respiratorie e le intelligenze organiche agiscono su: emozioni, percezioni interiori e sensoriali, pensieri, concentrazione lucidità mentale, volontà, autoconsapevolezza.
La psiconeuroendocrinoimmulogia come scienza integrata di studio dell’uomo ha già precisamente evidenziato l’unità profonda fra l’organico e lo psichico in continua dinamica di interrelazione e scambio. Facciamo un esempio: una persona che manifesta una problematica psicoemotiva e richiede un sostegno psicologico, è spesso in una condizione ansioso/depressiva, di squilibrio e sofferenza interiore e questo stato è sempre collegato a nevrosi respiratoria. La comprensione dei blocchi e delle limitazioni in questo ambito, può diventare un importante elemento diagnostico.
LA DIAGNOSTICA
Da W. Reich in poi esiste già tutta una diagnostica delle posture caratteriali e dei conseguenti blocchi respiratori connessi ai conflitti, alle modalità repressive delle nostre emozioni, alla nostra personalità. Si può approfondire queste competenze sondando nel profondo la funzione e l’azione delle quattro fasi che compongono le attività respiratorie:
1- Inspirazione
2- Pausa a polmoni pieni
3- Espirazione
4- Pausa a polmoni vuoti
Vediamo ora alcuni principi di base.
INSPIRAZIONE – Fase attiva. Per prendere aria è necessaria un’azione di contrazione muscolare del diaframma e dei vari muscoli intercostali, più ampia e profonda è questa espansione, più ossigeno, energia, sensibilità, informazioni possiamo ricevere. E’ questa chiaramente una fase simpatico-tonica attiva.
Le modalità di manifestazione dei blocchi e delle limitazioni respiratorie dovute a tensioni croniche e a difetti posturali atti a reprimere inconsciamente stati emotivi profondi, possono esprimere in maniera simbolica chiari aspetti caratteriali e conflitti interiori. Anche i meccanismi di difesa, l’alimentazione e la paura di sé e del mondo, si riflettono sulle modalità di respirazione.
Respirare profondamente e completamente necessita di una muscolatura respiratoria rilassata dalla zona addominale alla gola fino alle spalle e all’area mascellare. Per riempire bene ogni zona polmonare, quella bassa legata al piano viscerale, istintuale, quella media legata al cuore e ai sentimenti, e quella apicale legata alle neocorteccia e alle funzioni superiori della coscienza; è necessaria una funzione volontaria attiva che manifesta la volontà e la possibilità di vivere e di esprimere a pieno il nostro potenziale.
Prendere aria significa prendere spazio, mantenendo eretta la postura, visibile il volto, scoperto e dignitoso il torace, il centro della nostra volontà.
Più inspiro più sento! Comprendendo queste modalità di reazione umana, se ciò che sento lo temo, lo rifiuto, questo mi genera colpa, conflitto o dolore.
Inibendo le attività respiratorie fin dalla nascita l’individuo cerca di ridurre la sua sensibilità per evitare le sofferenze, l’impotenza e specialmente la paura. Aprirsi al mondo, essere ricettivi, accettare tutte le nostre emozioni e sensazioni richiede apertura polmonare e psichica. Non c’è ansia senza un blocco respiratorio, senza (mancanza di ossigeno). Ipossia che spesso sotto stress determina iperventilazione, cioè accelerazione parossistica delle attività respiratorie.
Non c’è sindrome depressiva che non manifesti una grave inibizione dell’apporto energetico di una respirazione completa e sana.
Il luogo dei blocchi neuromuscolari ed energetici, la qualità e la quantità delle tensioni presenti in quest’area, la velocità e la profondità della fase respiratoria sono chiari indici diagnostici. Lo studio di questi parametri respiratori offre all’operatore precise indicazioni su come operare con tecniche respiratorie e posturali specifiche per ripristinare una migliore respirazione.
FASE PASSIVA
Inspirare significa anche essere nutriti, aprirsi alla vita, alla ricezione della sostanza vitale, principale fonte di energia vitale. Richiede la capacità femminile, simbolicamente, di essere riempiti, di accettare, di accogliere. Il vaso deve essere vuoto per poter essere riempito, dicevano gli antichi egizi. Se la fase di svuotamento avviene in maniera corretta, questo facilita, una buona inspirazione in cui veniamo realmente riempiti, nutriti.
La nostra capacità di prendere, di ricevere, di contenere, di accogliere è racchiusa in questo aspetto respiratorio.
Chiaramente la comprensione delle informazioni diagnostiche presenti nello studio delle fasi respiratorie si abbina ad un adeguato sistema di colloquio, di anamnesi.
APNEA A POLMONI PIENI
Da una parte si può definire l’apnea a polmoni pieni: la fase di amplificazione degli effetti e delle caratteristiche succitate della fase inspiratoria. Unite però alla capacità di trattenere, di fermarsi, di assorbire ciò che serve, prendendo il tempo che serve.
L’ansia, la fretta ci porta ad avere ritmi accelerati e sentirsi sempre senza abbastanza tempo.
Spesso le patologie psichiche sono collegate ad una difficoltà a trovare i propri ritmi e ad avere perso la capacità di gustarsi, con calma e con piacere la vita. Fast-food, fast-sex, il sistema corre veloce e facilmente ci aliena dal nostro equilibrio.
Contare fino a dieci, contenersi e rafforzare il contenimento delle reazioni ( lo svuotamento) è difficile, specie nelle personalità isteroidi, cioè emozionalmente più vulnerabili e reattive. Le difficoltà nella fase di inspirazione e in quella di contenimento, manifestano inoltre una inconscia paura di vivere pienamente e di saper gestire la propria energia emotiva e fisiologica. E’ necessario esaminare gli eccessi o i difetti di riempimento e di controllo in fase diagnostica.
ESPIRAZIONE- FASE PASSIVA
Svuotarsi significa lasciare e lasciarsi andare, è una fase parasimpatico – tonica. I muscoli atti alle funzioni respiratorie si devono rilassare per permettere all’aria di uscire dai polmoni ; almeno per quanto riguarda l’espirazione spontanea.
Tutti conoscono l’esperienza del “sospiro di sollievo” quando una tensione momentanea viene scaricata.
Anche in questo caso, eccessi nello svuotamento o difficoltà ad eliminare ciò che non serve più evidenziano problemi caratteriali.
I rifiuti, gli scarti metabolici e cellulari rilasciati nel sangue, necessitano di essere profondamente evacuati, per la salute e il benessere psicofisico.
Il 70% delle tossine organiche vengono evacuate attraverso l’espirazione.
Inseriamo le tossine nella categoria simbolica “della negatività” e cosi possiamo iniziare a studiare i diversi aspetti diagnostici connessi alla fase espiratoria.
Per esempio, QUANTO E COME lasciamo fluire ed ESPRIMIAMO, più o meno correttamente, le nostre EMOZIONI, influenza ed è connesso a come espiriamo.
L’isterico o il collerico sbuffano ed ansimano, espellendo con forza l’aria, inspirazioni corte ed espiri lunghi.
L’ansioso, trattiene il respiro, non molla il controllo,
Il depresso ha una respirazione globalmente compromessa e minimale, accumulando tossine, negatività prendendo da sé pochissima energia.
Bastano questi primi semplici elementi per comprendere come l’azione polmonare influisce sul piano psichico- emotivo e di autocoscienza.
La paura di morire e di perdere il controllo razionale e morale, sulla realtà interiore emotiva, che nei diversi caratteri individuali si manifesta con modalità diverse, irrigidisce il diaframma e i muscoli respiratori, inibendo lo svuotamento corretto nell’anidride carbonica contenuta nell’aria.
Ciò porta a privilegiare funzioni simpatico- toniche e produzione di sostanze naradrenergiche eccitanti e a lungo termine stressanti per l’intero organismo. Questa difficoltà di abbandono, questa paura del vuoto, questa tendenza a tenere dentro la negatività, questa incapacità di lasciare andare il vecchio, il passato, l’inutile, questo ipercontrollo della testa sulla pancia è una rivelazione importante, per l’operatore nel comprendere nella realtà, la problematica espressa dalla globalità di questi aspetti.
Da qui poi, si possono impostare gli interventi terapeutici adatti in maniera integrata, da una parte ripristinando i fattori respiratori corretti, dall’altro portando la persona all’autoconsapevolezza del messaggio che il corpo vuole rilevare alla coscienza di sé.
APNEA A POLMONI VUOTI
“E il naufragar mi, è dolce in questo mare” Leopardi
FASE ATTIVA
Oltre allo svuotamento ed al lasciare andare la fase espiratoria è una fase espressiva, molto importante nelle relazioni umane.
Espirando, parliamo, cantiamo, esprimiamo emozioni, suoni, fischiamo, preghiamo. Portiamo cosi all’esterno ciò che siamo interiormente.
Quanto più l’espressione emotiva e creativa del sé è repressa, tanto più l’espirazione è bloccata, disfunzionale.
Ci sono diversi esercizi sul suono e sulla voce che possono migliorare questa fase e renderla più consapevole.
Anche in questo caso le chiavi diagnostiche che si possono avere dallo studio di questi aspetti, sono molteplici.
Per ottenere inoltre, un efficace svuotamento polmonare è necessaria, una fase di contrazione volontaria dei muscoli addominali e toracici. La spremitura delle spugne polmonari, potenziata attraverso specifici esercizi, possiede un profondo potere terapeutico in ambito psicoterapico.
APNEA POLMONI VUOTI
Già svuotarsi, rilassarsi e lasciare che l’eliminazione dell’anidride carbonica avvenga fino in fondo, non è facile, causa i molti condizionamenti nevrotici acquisiti, ma ancor di più lo è, il rimanere del tempo senza aria nei polmoni.
L’ansia da soffocamento, con il conseguente terrore, più o meno conscio, del vuoto e della mancanza, rende molto difficile, per diverse tipologie di personalità, affrontare l’apnea a polmoni vuoti (specie se c’è stato un trauma di nascita).
In alcuni casi quindi questo passaggio avviene, successivamente nella terapia.
Gli aspetti diagnostici relativi a questa fase sono diversi. Nel vuoto, l’ego si ridimensiona, la mente si svuota. C’è una reale e profonda correlazione tra l’affollamento dei pensieri, la confusione mentale e l’incapacità di svuotare a fondo i polmoni.
Ma l’ego, il continuo chiacchiericcio interiore che dà l’illusione di avere il controllo, fa spesso, molta resistenza a staccare la spina, per entrare in quello spazio intimo, fertile, mistico che è il vuoto polmonare e conseguentemente mentale.
Conquistare il vuoto, il silenzio, alimenta l’intuizione, la calma mentale, l’apertura all’ascolto di voci più sottili del sé.
Se l’operatore viene formato ed allenato a comprendere a fondo queste quattro fasi del ritmo respiratorio e ad osservare con attenzione, il modo di respirare spontaneo e la reazione ai test respiratori ed agli esercizi di base, può acquisire molte informazioni, che permettono di strutturare il processo terapeutico in modo profondo ed articolato.
Di questo però ne parleremo nei prossimi articoli, atti a definire un nuovo paradigma terapeutico integrato, basilare, per operatori che siano sempre più completi ed efficaci nel profondo.
L’AMORE CHE GUARISCE
In un seminario che ho frequentato assieme a diversi operatori della nostra associazione, tenutosi a Udine, Claudio Naranjo, psicoterapeuta e ricercatore spirituale fra i più conosciuti ad affermati al mondo, ha ribadito più volte questo semplice concetto in cui credo profondamente e che da anni è alla base del nostro progetto a del nostro lavoro: “l’incapacità di amare è uno dei presupposti di ogni patologia psico-emotiva e relazionale, e migliorare questa abilità di amare, amarsi, ed essere amati è alla base di ogni vera terapia psicologica”.
Per poter comprendere a fondo la veridicità di questa affermazione è necessario però soffermarci sul senso del termine “amore”.
La parola amore nella nostra cultura viene spesso usata per rappresentare atteggiamenti, sentimenti e comportamenti spesso molto diversi e perfino contraddittori tra loro. I media, le canzoni, etc. ci hanno abituato ad esaltare forme di amore patetico, morboso, patologico, drammatico, basato sulla possessività, la gelosia, la dipendenza, il rancore e la vendicatività, il sacrificio e la rinuncia a sé.
Tutto ciò può fuorviarci in questo processo di ricerca e di crescita del nostro potenziale d’amore, facendoci esaltare aspetti romantici o moralistici che non aiutano.
Seguendo un approccio integrativo, essendo l’individuo un’unità inscindibile di corpo, emozioni, intelletto e coscienza, è importante domandarci quali sono le forme più sane e corrette di espressione e di condivisione dell’amore sul piano fisico, sul piano del cuore, della ragione e dell’anima umana.
Siccome non possiamo donare ciò che non possediamo, è chiaro che il punto di partenza siamo noi, l’amore per noi stessi, che ci piace definire sano egoismo.
“Ama il prossimo tuo come te stesso” come afferma il messaggio cristico, è non solo un suggerimento, ma anche un’ inevitabile legge cosmica: non si può dare amore e rispetto agli altri, se non lo coltiviamo nel nostro cuore, innanzitutto per noi stessi. Purtroppo la maggioranza della gente tiene fede a questa parabola amando poco e male gli altri, l’ambiente, la vita, in quanto non è abituata e non è stata educata a farlo con sé (ecco l’importanza di un’educazione, fin dall’infanzia, orientata allo sviluppo delle qualità del cuore, quello che nel nostro Centro da anni cerchiamo di fare, grazie al lavoro di Cristina e Barbara -progetto crescere insieme-).
Potenziare la nostra capacità di amare sul piano fisico ha a che fare con “ l’eros ” – l’amore erotico- cioè la capacità di ricercare e donare piacere e ben-essere a livello del corpo.
E’ bene ricordare che in genere ciò che inibisce l’amore è sempre legato alla paura, da cui si generano: il giudizio, la colpa, la repressione, la castrazione dell’eros, la rabbia e la frustrazione. “Amare è lasciare andare la paura” afferma infatti G. Jampolsky (vedi tab. pag. 3).
Liberarci dai vincoli e dalle inibizioni al piacere ed alla gioia, senza esserne schiavi, imparando a rilassarci profondamente e lasciando le sensazioni fluire in una respirazione libera e profonda, è essenziale per vivere bene questa dimensione più fisica dell’amore.
Sul piano emotivo la capacità di amare ha a che fare con quello che i Greci chiamavano “agape” ed i latini ”charitas”.L’amore cristiano, inteso come capacità di dare calore, affetto, ascolto, protezione, aiuto e sostegno.
Gentilezza, tenerezza, cura, magnanimità, longaminità, pace e solidarietà sono qualità del cuore che spesso se non sono allenate nell’infanzia necessitano di uno specifico iter di addestramento da grandi, per favorire le nostre relazioni intime affettive e sociali.
Sul piano psichico - intellettuale mi riferisco invece alla capacità di pensare e di agire con “sophia” (saggezza). Allenare cioè quella che all’ISP chiamiamo “l’attitudine integrativa”, l’assenza di giudizio, la capacità di percepire la realtà con equilibrio e di cambiare i contesti negativi.
Einstein diceva che il genio è colui che riesce a tenere ed a vedere gli opposti uniti il più a lungo possibile. Purtroppo la cultura in cui viviamo e cresciamo non aiuta certo ad eliminare facilmente i virus della svalutazione, del disprezzo, la tendenza ad istituire tribunali in cui ci alterniamo tra i ruoli di vittima - imputato - carnefice diventando giudici spietati di noi e degli altri. Allenare la pazienza, la tolleranza, il rispetto, l’amore incondizionato, il perdono, la comprensione e la capacità
1
2
di analisi senza giudizio è un arte che va praticata e studiata approfonditamente, per aiutarci ad essere più saggi ed a condividere saggezza.
Infine su un piano più elevato – spirituale – l’amore diventa “ filia” - devozione. La capacità cioè di uscire per un momento dai nostri confini egocentrici (ricordiamoci che la paura sviluppa l’egocentrismo) riconoscendo qualcuno o qualcosa, sia sul piano immanente che su quello trascendente, più grande e più importante di noi. Aspirazioni, valori, ideali, la fede e l’interesse per la metafisica e la spiritualità, la preghiera, la meditazione, ci portano a coltivare questo dono dello spirito.
Ho voluto sintetizzare questi concetti come stimolo all’autoanalisi ed alla riflessione e per ricordarvi che per ognuno di questi ambiti potrete trovare in associazione e presso il nostro centro: attività, progetti, iniziative e programmi che vi possono aiutare a crescere ed a potenziare queste abilità, imparando come decondizionarsi da ciò che blocca e inibisce la capacità di amare.
E’ stata un’estate ricca di eventi pieni dell’energia vera dell’amore. Abbiamo visto realizzarsi con successo e partecipazione tutti i nostri progetti estivi: l’ISP di Preone, il Giardino degli Elfi, il SUN, ed altro ancora. Grazie per averci aiutato e sostenuto nel realizzare queste attività.
Dopo esserci allegramente ritrovati alla festa associativa a Selvis (grazie a tutti i volontari che hanno dato una mano) siamo pronti da qui a Natale a riprendere con la nostra programmazione di conferenze, seminari, e attività ricreative per bimbi, ragazzi e adulti, all’insegna dell’amore che nutre e guarisce. Leggete attentamente il giornalino per saperne di più.
AMORE PAURA
Espansione Contrazione
Apertura Chiusura
Accoglienza Difesa
Disponibilità Lotta-conflitto
Tolleranza Separazione
Sincerità Dubbio
Accettazione Sospetto
Comprensione Sfiducia-diffidenza
Compassione Allarme
Perdono Tensione
Gratitudine Controllo
Pace-gioia Giudizio-calcolo
Fiducia Colpa
Benevolenza Prevenzione
Passione Paranoia
Unione Preoccupazione
Sintesi Analisi
Libertà Dipendenza
Ironia Seriosità
Altruismo-generosità Egoismo
Positività Negatività
Elenco delle principali caratteristiche legate all’Amore e alla Paura
Ognuno ottiene dalla vita ciò che desidera
Magari! Potrebbe pensare qualcuno leggendo il titolo di questo articolo. Quando ero bambino sognavo che dal cielo cadessero giocattoli e attrezzature sportive ma non è mai accaduto. Allora forse, non basta desiderare?
Desiderare è il principio della realizzazione e della manifestazione nella realtà dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni, ma è necessario innanzi tutto sapere come desiderare in maniera efficace e poi “svegliarsi” aprire gli occhi ed agire efficacemente, avendo piani d’azione e risorse chiari e ben definiti.
Il vangelo ci ricorda il nostro potere: “chiedi e ti sarà dato, bussa e ti sarà aperto, cerca e troverai”. Ma come possiamo rendere concreto e direzionato consapevolmente questo potere creativo, per non ridurci a coltivare rimpianti, rimorsi, alibi, giustificazioni o scuse varie per le nostre frustrazioni o per i nostri insuccessi?
Un antica leggenda indù racconta che l’uomo aveva in passato usato male il proprio potere e quindi gli dei glielo avevano sottratto e nascosto in un posto molto difficile da trovare: dentro di lui. Ecco da dove partire: dalla ricerca interiore e dal contatto profondo con noi stessi per verificare la congruenza di ciò che vogliamo o crediamo di volere.
Siamo un insieme integrato di pulsioni e motivazioni diverse e spesso contraddittorie; la pancia, il cuore, la ragione, la morale e l’istinto a volte non sono realmente allineati e desiderano cose diverse creandoci confusione e conflitti interiori. Già questo abbatte totalmente il nostro potere personale.
Quando corpo, emozioni, intelletto e coscienza sono allineati e congruenti tra loro l’uomo possiede un enorme potere ed energia di creazione e di realizzazione, ma è molto raro che ciò avvenga. La forza impulsiva ed ardente del desiderio, con la sua passione e l’entusiasmo, la costanza e la determinazione della volontà, e la chiarezza ed il valore profondo dell’intenzione consapevole ed etica sono un potenziale stupendo da poter usare, per realizzare la vita che desideriamo per noi, per gli altri e per il mondo in cui viviamo.
Desiderio deriva etimologicamente dal latino de-sidera, che significa dal mondo siderale- dalle stelle. Quindi innanzi tutto si tratta di distinguere fra desideri-capricci, egoici ed infantili,falsi bisogni di potere e di appagamento, ed invece i desideri e le aspirazioni più profonde, frutto di ispirazione celeste o di introspezione accurata.
I nostri desideri ed obiettivi poi andranno verificati da un punto di vista della realisticità e della ecologia interna ed esterna.
I nostri sogni una volta definiti nei dettagli, (le nostre voglie generiche non si realizzano con facilità) necessitano di determinate risorse sia personali (preparazione – competenze – coraggio - perseveranza, etc.) che esterne (denaro, tempo, aiuto e sostegno, collaborazione di altri) che vanno valutate attentamente. Posso desiderare con passione qualcosa ma se non ho le risorse adeguate il sogno resterà irreale e quindi irrealizzabile.
Valutare l’ecologia delle nostre scelte significa, seguendo la metafora della salvaguardia dell’ambiente, valutare le conseguenze ed i prezzi da pagare delle nostre
decisioni o delle nostre non decisioni (scegliere di non scegliere, è già una scelta precisa) sia per noi che per chi ci sta vicino, ed in generale per l’umanità intera.
Le popolazioni dei nativi americani quando si riunivano per prendere delle decisioni importanti per il loro villaggio e la loro tribù, valutavano l’impatto di queste scelte per le prossime cinque generazioni.
Ah! Se i nostri politici ed amministratori avessero ed avessero avuto tale lungimiranza e tale coscienza etica, forse i nostri figli vivrebbero in un mondo più sano e meno inquinato di quello attuale.
Niente si realizza a meno che prima non sia un sogno, chiaro e ben definito, ma fra il volere e il realizzare ci sono ancora molti passaggi da definire.
La formula della manifestazione come insegnamo al Sun, va alimentata con sentimenti elevati di automotivazione, fiducia, coraggio. Bisogna essere da una parte capaci di costruire e rafforzare convinzioni e credenze vincenti ed ispiratrici e dall’altra saper riconoscere e destrutturate atteggiamenti disfattisti, vittimisti, fatalisti, perdenti e distruttivi.
Un mio vecchio amico ed insegnante diceva: “ognuno ottiene dalla vita ciò che si merita o per essere più precisi ciò che nel profondo crede veramente di meritare. Possono perché credono di potere” affermava Virgilio, ed io al contrario, ripeto spesso ai miei allievi o clienti: “non potete perché credete di non potere”.
Molti virus psichici possono sabotare o demolire i progetti più ambiziosi. Bisogna avere il coraggio di andare ad esplorare le nostre inconsce resistenze al successo ed alla felicità. Ce n’è, per esperienza, molte di più di quelle che pensiamo razionalmente, e spesso agiscono nel profondo dell’incoscio.
Quando fede e fiducia sono realmente incrollabili e solide il nostro potere assume una considerevole qualità di resistenza ai problemi ed alle difficoltà, ( che sono cibo prelibato dei nostri virus).
A volte la scarsa considerazione di sé e delle proprie risorse è alla base dell’autocastrazione delle nostre aspirazioni più importanti. Siccome non ci sentiamo all’altezza ci neghiamo perfino di poter ambire e certi traguardi a cui magari teniamo tantissimo. Come quel ragazzo al liceo che per anni ha covato un innamoramento interiore e mai rivelato per la più carina della classe, a cui non si è mai dichiarato per la paura del rifiuto, e poi dopo anni scopre che anche lei aveva un debole per lui, ma non lo aveva mai manifestato perché aspettava fosse il ragazzo a prendere l’iniziativa, è un peccato rinunciare senza averci neanche provato. Questo esempio mi permette di inserire un altro elemento importante di quella che chiamo “La formula della manifestazione”: agire con energia, impegno e costanza nel fare, espormi al rischio, saper pianificare nel dettaglio tempi e mezzi a disposizione. “La magia è nell’azione” P. GURDJIEFF.
Desiderare con chiarezza, essere competenti, avere fiducia e capacità di automotivazione, agire con solerzia e perseverare nonostante ostacoli e difficoltà, sono abilità che si possono apprendere e migliorare e possono essere utili in tutti gli ambiti sia personali, sia professionali che nell’ambito delle relazioni interpersonali.
Un ultimo aspetto fondamentale in questa analisi delle strategie che ci facilitano la realizzazione dei nostri obiettivi è: la gratitudine.
Coltivare la gratitudine durante il percorso e non solo dopo aver tagliato il traguardo, ci eleva spiritualmente, alleggerisce il cuore, dona entusiasmo, ci allena ad essere grati alla vita sia per i doni, le opportunità, sia per le prove che ci concede.
Finite le vacanze, riprendono le attività, quali sono i vostri sogni, i vostri progetti da qui alla prossima estate? Cosa volete realmente realizzare, essere, ottenere per voi e nei vari ambiti della vostra esistenza? Ricordate “la qualità della nostra vita dipende dalle domande che ci poniamo” dice John De Martini, “e dalle risposte che sappiamo darci” aggiungo io. Buon viaggio.
POSSO FARE MOLTE COSE
Se mi accordo ora, che la mia vita non assomiglia a quella che ho sempre desiderato, a quella che veramente mi piacerebbe vivere, posso fare molte cose.
Posso rimanere ancorato al passato, giudicare gli altri responsabili del mio fallimento.
Posso restare fermo immobile, bloccato da mille paure: “ e se sbaglio…, se non ci riesco…e se…e se…”
Posso delegare le mie scelte alla pigrizia e alla procrastinazione; posso continuare a distrarmi cercando di non pensare mai e quando un pensiero mi sfiora recriminare chiamando in causa la sfortuna; posso rimanere prigioniero del sogno e dell’inerzia; posso lasciarmi confondere dalle scuse e dagli alibi e coltivare con costanza la sfiducia;
oppure…
Posso decidere consapevolmente ciò che voglio e provare a cambiare;
scegliere una direzione, tirare fuori il mio vero coraggio, la determinazione, stringere un po’ i denti ed iniziare a pensare:” Perché no? Perché non a me? Perché non io? Perché?”
Perché è molto più frustrante fallire in quanto non si è mai partiti, che provare e riprovando accorgersi della difficoltà nella vita e decidere che no vale comunque la pena e goderne la sfida.
Dottor Gianluigi Giacconi
SUM ERGO COGITO…verso lo sviluppo di una coscienza illuminata.
Il filosofo francese Cartesio in realtà affermava alcuni secoli fa, esattamente il contrario, “Cogito ergo sum” cioè penso, quindi esisto (sono), creando così le basi di un periodo storico e culturale dove il dominio della ragione sugli altri aspetti dell’essere umano venne esaltato e promosso in tutti i campi. Questa inversione di senso, che il grande scienziato americano Damasio esperto di neuro scienze ha definito “l’errore di Cartesio”, ha per secoli influenzato le coscienze fino ai nostri giorni.
Viviamo ancora in una cultura, che pur essendo ora messa in crisi da più parti, considera l’intelletto, la ragione, la parte più nobile e il vero sovrano dell’essere e della vita. In realtà possiamo vedere gli errori che questa mentalità ha determinato passando dall’Illuminismo al Positivismo, fino allo scientismo del secolo scorso, in diversi ambiti della nostra società.
Il dominio dell’intelletto sul cuore, sul corpo e sulla coscienza, il considerare l’intelligenza umana solo in relazione alle capacità logico-matematiche (i test per valutare il Q.I. quoziente di intelligenza, ancora oggi molto in uso, sono infatti basati solo su queste capacità) ha permesso un ingigantimento dell’ego individuale ed uno scollamento dal sé, i cui effetti di alienazione dalla propria Natura e dalla Madre Natura sono drammaticamente presenti ed esasperati.
“La mente non è una democrazia” diceva in una conferenza Phil Laut mio amico ed insegnante americano, ma è bene però capire chi è il sovrano.
La parte logico-razionale svolge nella psiche umana fondamentalmente una funzione di comparazione e di discernimento confrontando su un piano a due dimensioni – dualità – il bene e il male, il buono o il cattivo, il giusto e lo sbagliato. E’ questa una funzione importante se dobbiamo fare la spesa, far di conto o analizzare criticamente dei dati, ma è bene anche ricordare che i testi sacri dell’Antico Testamento ci ricordano che questa è anche, se non usato, correttamente, il seme del nostro “peccato originale”. La mitica mela colta furtivamente proprio dall’albero della conoscenza del bene e del male, nel giardino dell’Eden, ci autorizza a sostituirci a Dio nel giudicare gli uomini, la vita e lo stesso creatore di questa. Ci da l’illusione e la presunzione di sapere cosa è bene o male, in assoluto, ci rende schiavi dei nostri giudizi e dei nostri pregiudizi. Ci autorizza a combattere chi possiede una visione della “verità” e del giusto diversa dalla nostra.
Una razionalità potente, non sostenuta dalla saggezza dell’istinto e del cuore e non in contatto con l’intelligenza intuitiva e l’umiltà di non sapere, che favorisce l’ispirazione e la ricerca di un aiuto celeste, diventa distruttiva. L’astuzia e l’intelletto alimentati dal predatore, dal serpente, a fini egoistici e materiali ha creato una scienza abnorme, un’economia aberrante, un’ inquinamento che sta soffocando il Pianeta, una tendenza a giustificare attraverso un’informazione pubblica artatamente manipolata tutto questo in nome di un illusorio progresso.
Da più parti sale forte il richiamo, in questo nuovo millennio, in questa nuova era che sta iniziando, di una profonda inversione di questo processo degenerato ed io credo che si debba iniziare questa reale ri-voluzione partendo da noi, da dentro di noi.
La carrozza, metafora con cui spesso sono solito rappresentare l’essere umano, è costituita da tre cavalli: pancia, - cuore, - testa, o istinto-sentimento e ragione, che si rifà alla trinità:di materia- energia e intelligenza, costitutive di tutto ciò che caratterizza il piano esistenziale; guidata se è possibile da una coscienza sveglia, lucida, consapevole ed illuminata.
Nessuno dei tre cavalli ha più valore o più potere degli altri due, ed essendo tutti uniti dal basto, tutto ciò che fa uno dei tre influenza gli altri, la carrozza il cocchiere ed il viaggio.
L’intelligenza istintiva, la percezione sensoriale ripulita, la forza fisica e la vitalità cellulare; l’intelligenza emotiva e la saggezza del cuore, dell’empatia, dell’affettività e del rispetto reciproci devono essere ascoltati e collaborare con il ragioniere interiore, con la capacità di cogitare ed escogitare soluzioni.
La realtà è che io sono, è la base di ogni nostra percezione, cognizione ed azione. Quando io esisto, sono consapevole e presente a me e alla vita, in assenza di giudizio e persino di definizione, posso
sperimentare uno spazio interiore di coscienza, un punto di osservazione da cui posso espandere la mia attenzione e consapevolezza, intenzionalmente in tutte le direzioni.
Esisto, sono cosciente, osservo quindi posso pensare, se serve, (spesso sono solo “pippe mentali”, rumore inutile e spesso dannoso) quindi posso sentire coi sensi e con il cuore, il che aiuta a stare nel concreto, quindi posso agire con amore ecologicamente, eticamente e ragionevolmente.
Ecco l’inversione necessaria a cui tendere ed a cui tutti i nostri programmi tendono.
Anche nel campo psicologico e della crescita interiore ultimamente si stanno sviluppando pratiche e metodologie che non si soffermano solo sull’analisi e sul funzionamento dei processi cognitivi, ma operano per una espansione della coscienza e della consapevolezza individuale, della padronanza e della presenza a sé stessi, del risveglio e dell’allenamento del cocchiere, al fine di rendere l’individuo sempre meno …..reattivo e addormentato. Il respiro consapevole, l’assenza di giudizio, il potenziamento della sensibilità e della sensorialità, l’ascolto, la meditazione, la preghiera (qualsiasi sia il destinatario) sono mezzi che in Associazione proponiamo e addestriamo da anni perché il Sum venga prima del cogito e di tutto quanto il resto, nel rispetto di Sé, degli Altri e della Vita.
LA SOFFERENZA E I SUOI ALLEATI
VITTIMISMO, PERMALOSITA’, INVIDIA.
“La caratteristica che definisce i pessimisti è che essi tendono a credere che gli eventi negativi durino molto tempo, distruggano tutto e siano la conseguenza di colpe proprie.” (1)
Pessimismo, vittimismo, tendenza a deprimersi di fronte alle avversità, il lagnarsi invece di reagire sono abitudini molto diffuse e radicate. Così radicate che spesso diventano strutture caratteriali, atteggiamenti di fondo verso sé, gli altri, la vita. Sovente questi atteggiamenti ricevono sostegno sociale, anzi spesso sono manipolativi al fine di stimolare reazioni salvifiche e crocerossinistiche da parte degli altri. Nascondono frequentemente un profondo orgoglio e senso di essere “speciali”, (se non riesco ad essere unico e speciale per i miei meriti e le mie qualità, sarò speciale per la sfortuna e le mancanze che mi affliggono, della serie “nessuno può capire quanto soffro e nessuno soffre quanto me”) e, colmo della sfiga, creano profezie autoavverantisi, attirando più sventure di quante ne attirerebbero se si utilizzassero altre modalità di pensiero.
Non fatevi mai sentire però, da chi è in una crisi vittimistica, parlare di responsabilità. La vittima si sente completamente in posizione passiva rispetto alla sua sofferenza, alienandosi così ogni possibilità di cambiamento e di proattività sugli eventi o sul sistema percettivo/reattivo (contestualizzazione) in relazione a ciò che c’è o a ciò che sente.
E spesso ogni tentativo di responsabilizzarli sortisce l’effetto di acuire la loro percezione vittimistica di non essere capiti e che nessuno possa aiutarli. Per questo si parla spesso, in questi casi, di tendenza masochista.
“Oggi siamo nel pieno di un epidemia di depressione”. (2) La depressione grave è oggi dieci volte più frequente rispetto a 50 anni fa. E’ vero che dal punto di vista biomedico, la depressione grave ha delle cause organiche, e neurofisiologiche, ma il pessimismo, il vittimismo e l’impotenza nascono e vengono amplificati, dal nostro modo di pensare. Depressione e repressione inoltre sono in stretta relazione tra loro.
“Lo stile pessimistico è considerabile come un insieme di strategie che vengono utilizzate per interpretare la vita ed i suoi accadimenti”. (3) Si basa spesso su una scarsa considerazione di sé e del proprio potere personale e delle proprie risorse, (impotenza appresa) e su una tendenza all’autocolpevolizzazione. L’ipotesi è che il pessimista non abbia acquisito le conoscenze adeguate per utilizzare gli strumenti di adattamento necessari per fronteggiare le difficoltà. Le cose della vita, non sono in assoluto buone o cattive, lo sanno bene tutti coloro che applicano le tecniche di integrazione somato- psichica, è molto importante allora riuscire a rinunciare alle proprie visioni stereotipate della realtà, rinunciando con forza e coraggio alla propria adesione al ruolo di vittima, ed ai suoi subdoli privilegi, (commiserazione, pietismo, soccorso, autocommiserazione, intensità di vissuto emotivo, possibilità di ricattare o punire, de-responsabilizzazione) ed alla apparentemente ragionevole costruzione mentale attraverso la quale si giustifica il proprio dolore. Felicità condizionata la definirei. E’ umano e frequente soffrire per degli attaccamenti a qualcuno o a qualcosa di mondano a cui si era delegato una parte o tutta la nostra felicità, e la tristezza e il pianto sono la manifestazione energetica e liberatoria di queste reazioni al nostro dolore.
A volte permettere di svuotare e scaricare il serbatoio emotivo, senza censure o repressioni è molto terapeutico, perché il dolore limita le funzioni corticali del ragionamento e del cambiamento di contesto e il dolore trattenuto crea magoni, malinconie, depressione e malattie, ma una volta svuotato il carico di sofferenza emotiva è importante ristrutturare l’esperienza con amore e saggezza, disponibilità e senso di responsabilità.
Disponibilità a vedere il dono, l’insegnamento che c’è in ogni mancanza, responsabilità nello scegliere i contesti interpretativi, nel preferire la gratitudine per ciò che c’era e che ci è stato donato, piuttosto che l’eccessivo arrovellarsi su qualcosa che non c’è più. “Pensare a ciò che c’era, impedisce di vedere ciò che c’è”. Responsabilità di lasciare andare il passato e concentrarsi sul presente.
Questa tendenza vittimistica è fortemente sostenuta da un’altra aberrazione della psiche umana, annoverata tra i peccati capitali, e spesso misconosciuta nella sua modalità distruttiva: l’INVIDIA.
L’invidia può essere considerata una distorsione di una qualità di pensiero che è la considerazione altrui. Saper cogliere la differenza e saper riconoscere cosa c’è di unico e di positivo negli altri, ad un cuore aperto e sazio può portare gioia e percezione di abbondanza e prosperità. Nell’invidioso produce invece l’effetto contrario. L’invidioso non gioisce per le ricchezze altrui (e non intendo solo finanziarie) consapevole che ognuno è splendido nella sua diversità. Ma usa ciò che vede di positivo, (è indifferente che sia reale o immaginario) nell’altro come una morbosa dualità, creando un paragone fra ciò che l’altro possiede (10) e ciò che a lui manca (0). Perdendo così due possibilità: gioire per l’abbondanza della creazione, perdere di vista ciò che si possiede svalutandone l’importanza. L’invidioso finisce per credersi inferiore o più sfigato degli altri, solo perché non rientra in certi clichet da lui stesso creati e totalmente arbitrari. E’ una forma di mancanza d’equilibrio nel giudizio che porta alla frustrazione, al lamento, alla vergogna ed all’odio, a volte, verso chi si ritiene più fortunato. Quasi con l’ineluttabile consapevolezza di non potere mai avere tanto dalla vita, e se mai si riuscisse ad ottenerlo, caso rarissimo visto che il lamento non produce spinte ad agire e a cercare il cambiamento, ci sarebbero comunque altri mille modi per concentrarsi sul bene degli altri e per svalutare sdegnosamente le risorse e le qualità proprie.
D’altra parte esiste un’abitudine perniciosa e foriera ugualmente di sofferenza nell’esatto opposto dell’invidia: l’ORGOGLIO.
L’orgoglioso per difendersi da un atavico senso di mancanza e d’inferiorità, tende a concentrare tutta la sua attenzione solo sulle sue qualità e pregi, identificandosi con questi. “Ho, so fare, piaccio, ho consensi, sono ricercato, sono indispensabile, quindi valgo, sono speciale, anzi un po’ più speciale degli altri”. Vedere solo il lato luce cancellando l’ombra, può portare per qualche tempo anche sensazioni piacevoli o stati gloriosi (vana-gloriosi) dell’ego. Jim Leonard e Phil Laut affermano che il riconoscimento dei propri limiti e l’umiltà possono essere rimossi dall’orgoglio e dalla presunzione solo momentaneamente, in quanto la vita è così onesta e spietata che riporta subito con i piedi per terra chi si allarga. (4) Anche se, non essendoci peggior sordo di chi non vuol sentire, l’orgoglioso difende con le unghie e con i denti il suo falso sé. Anche qui felicità condizionata. Incapacità di accettare fallimenti, sconfitte, disapprovazioni, disperandomi quasi fossero un affronto personale.
L’orgoglioso è super permaloso, è facilmente feribile come un gigante dai piedi d’argilla. Dante infatti inserisce l’orgoglioso nell’Inferno, nel girone dei giganti uno dei più profondi e lontani dalla luce. E’ come se tutto dovesse ruotare attorno alla sua immagine, se io brillo io valgo. E’ molto umano identificarsi con ciò che appare: risultati, affermazione, esteriorità, ma molto pericoloso. Se il mio valore è legato a delle condizioni, più o meno consapevolmente, vivo in ansia continua di perdere queste condizioni e di scoprirmi, innanzitutto e di farmi scoprire per ciò che sono. Ed ogni qualvolta che succede, e succede spesso, che il bluff crolla, l’orgoglioso diventa più patetico, drammatico, colpevolizzatore e deresponsabilizzato riguardo alla sofferenza, di qualunque altra struttura caratteriale. Come l’invidioso anche l’orgoglioso manca di equilibrio ma in modo opposto. L’orgoglio è un’aberrazione dell’autostima e della considerazione di sé. Non vista come “io sono speciale in mezzo ad esseri speciali", ma "io ho bisogno di sentirmi più speciale degli altri per sentirmi vivo, e degno di esistere”. L’orgoglioso non lo sa, ma è totalmente dipendente dagli altri, vulnerabile e fragile, nonostante a volte le apparenze indichino il contrario. Accettare con umiltà i propri limiti, le sconfitte e le carenze, dis-identificarsi da ciò che ci fa credere di essere speciali, amare la propria meravigliosa imperfezione, riconoscere nella pagliuzza nell’occhio del vicino il riflesso della propria ombra ammettere la propria impotenza di fronte ad un Universo sconosciuto e potente oltre misura, riconoscere la vanità dell’EGO e ricercare la profondità dell’introspezione, dell’assenza di giudizio, della fede, accettando di chiedere aiuto, può salvare le anime perse degli orgogliosi da pantani di delusione, umiliazione e sofferenza indicibile. “E se ti senti male, rivolgiti al Signore, ricordati siamo niente, dei miseri ruscelli senza fonte”(5)
Ho voluto procedere come l’Alighieri, in questo viaggio negli inferi della sofferenza autogena, con la consapevolezza che la vita è una scuola, che ci ripropone le stesse prove finché non impariamo ad amarle e a comprenderle. Non c’è accusa e condanna in nessun luogo del mio cuore, solo una struggente compassione per noi mortali, che viviamo a due passi dal Paradiso (estasi = ex stasì = essere al di fuori – assenza di giudizio e esistere sono quasi sinonimi etimologicamente) ma a causa delle nostre limitazioni della nostra ignoranza, mancanza di fiducia, di amore e di ragionevolezza, passiamo gran parte di questa “curiosa” esistenza soffrendo. Ho fatto della guarigione e dell’integrazione della sofferenza inutile una missione di vita, personale e professionale e qualcosa di questo percorso ho cercato di condividerla in questa lunga riflessione. Dolore e piacere sono due facce parziali della stessa medaglia, ma di una cosa sono certo e questo mi consola e mi fa sorridere dentro. Passano.
1)
M.E.P. Seligman – Imparare l’ottimismo Ed. Giunti
2)
M.E.P. Seligman – Imparare l’ottimismo Ed. Giunti
3)
G. Zaccuri, Il controllo dello stress, Ed. Edithink
4)
J. Leonard e P. Laut, Rebirthing, Ed. Astrolabio
5)
Franco Battiato, Album “Fisiognomica”
Dott. Gianluigi Giacconi
PER UN INTERIORITA’ VINCENTE – 1^Parte
Da più di 25 anni, personalmente e professionalmente mi interrogo su quali fattori sia necessario intervenire, per migliorarci e migliorare la vita: come ottenere di più e meglio ciò che desideriamo, ciò che ci porti una migliore qualità del vivere con noi e gli altri, più positività e successo in tutte le aree della nostra esistenza su questo pianeta?
Mi sono interrogato, ho riflettuto, studiato per cercare di capire PERCHE’, a qualcuno sembra che vada tutto bene ed ad altri proprio il contrario?
Quali sono, se ci sono le chiavi che favoriscono la nostra autorealizzazione e quali invece la negatività ed il fallimento?
Chi ha frequentato in questi anni il SUN 1 ed il 2, ha potuto sperimentare con reale concretezza, quella che io chiamo: “la formula della manifest-azione”. Cioè divenire consapevoli del nostro endemico potere di creazione, per essere sempre più burattinai e non burattini della nostra esistenza. Più creatori e meno vittime della realtà. Più creatori intenzionali consapevoli, che in balia di un mondo che va al contrario rispetto a ciò che vorrei.
Come si fa a realizzare ciò che amiamo e desideriamo di più, ed amare ciò che viviamo ed abbiamo creato?
La domanda è già di per sé fantastica, stimola autoresponsabilità piuttosto che la delega, e come mi diceva anni fa John De Martini, maestro di “The Secret” , e mio insegnante “la qualità della nostra vita dipende dalle domande che ci facciamo”.
Incominciate a meditare focalizzandovi su questa domanda, meditatela…PERCHE’? E COME?
Non vi risponderò approfonditamente perché mi interessa di più stimolare la vostra ricerca interiore e, se non l’avete ancora fatto, stimolarvi a prenotare questa estate la frequenza ai SUN. (Può cambiare seriamente, no anzi, molto gioiosamente la vostra vita e la vostra capacità di realizzare i vostri sogni).
Vi voglio dare solo alcuni indizi e spunti di riflessione: TUTTO NASCE E DIPENDE DALLA NOSTRA INTERIORITA’.
Innanzi tutto i frutti dipendono dalle radici e dal terreno in cui la pianta viene messa a dimora. E’ quello che si trova sotto terra che genera ciò che fruttificherà sopra.
Come creare allora una interiorità vincente, un substrato che permetta di raccogliere frutti abbondanti e desiderati? Altra domanda fondamentale.
La salute, il successo, la prosperità, le relazioni soddisfacenti sono l’effetto di diverse concause interiori. Così è anche al contrario. I problemi, le frustrazioni, la sofferenza non sono il vero problema come può sembrare superficialmente, sono solo l’effetto, il risultato di: convinzioni, pensieri, sentimenti interiori consapevoli o inconsci che sono la vera causa di ciò che appare e dei risultati che otteniamo.
“In principio era il Verbo” Genesi. In fondo è un concetto ed una metafora di creazione molto antica.
“Il mondo interiore crea il mondo esterno” T.How Eker
Molti dei nostri pensieri, delle nostre convinzioni, dei sentimenti che nutriamo nel profondo verso Noi, gli altri, la vita, il lavoro, il denaro, l’amore ed il successo sono spesso influenzati dai modelli (specialmente quelli famigliari) e dalle esperienze del passato, e spesso sono file “perdenti”.
Per questo, come ho approfondito nell’ultimo articolo apparso su questo giornale, dal titolo: “Pulisci la tua casa”, è fondamentale l’osservazione e lo studio dei propri processi interiori per effettuare un attento processo di selezione e di bonifica nel profondo del proprio animo. Proprio come con il nostro P.C., solo se agiamo per cambiare il software ed i programmi inseriti, possiamo cambiare i risultati e ciò che otteniamo nel concreto. Se abbiamo scarso controllo e autoresponsabilità sui nostri processi ineteriori, avremmo probabilmente la stessa percezione per quanto riguarda la realtà esteriore. Più vittime che creatori, o co-creatori.
LA MENTALITA’ PERDENTE
“Un genio con un atteggiamento errato coltiva il fallimento, mentre un uomo qualunque con un atteggiamento positivo può solo che coltivare e realizzare successi”. Napoleon Hill
Il primo e più efficace sistema per non realizzarsi e non realizzare le nostre aspirazioni più elevate è: NON SAPERE COSA VOGLIAMO, o avere desideri ed obiettivi confusi e contraddittori tra loro. Es. Vorrei avere tanti soldi, ma non voglio impegnarmi e detesto dover avere a che fare con molte persone. E’ difficile avere botti piene e mogli ubriache.
“Definisco i “pochi che fanno” contrapponendoli ai “molti che chiacchierano”; coloro che sanno ciò che vogliono e sono pronti a pagare il prezzo per ottenerlo”. Antony Robbins
Molto “efficaci” sono anche tutti i DUBBI, PAURE, INSICUREZZE E PENSIERI DI SFIDUCIA, riguardo alle possibilità ed alla facilità di poter realizzare ciò che vogliamo.
L’atteggiamento mentale negativo, l’autosvalutazione, il pessimismo, la focalizzazione eccessiva sugli ostacoli i rischi e le probabili difficoltà, il ripetersi interiormente: “è difficile, il momento, la contingenza, il mercato non aiutano, è impossibile, già in molti hanno fallito, etc.” sono sabotatori interiori di ogni progetto creativo.
Se poi questo atteggiamento “perdente” si insinua sulla nostra percezione di noi stessi e delle nostre risorse, come le sabbie mobili, invischia, blocca e risucchia ogni slancio e ogni volontà creativa.
Possono perché credono di potere, ammoniva Virgilio, ed io ribadisco che se ci credi forse lo realizzerai, ma se non ci credi e non hai fiducia in te, nelle tue possibilità e nelle tue risorse – NIET il coniglio non uscirà dal cappello.
“Quando manca la convinzione, le gambe non reggono, i colpi non partono e il campione si dispone alla sconfitta”. Nino Benvenuti
Il dubitatore di se stesso e la mancanza di fiducia nei propri mezzi sono sabotatori terribili del nostro futuro.
Un altro nemico del successo in ogni ambito è il LAMENTO, il FOCALIZZARSI SULLA CARENZA, LA MANCANZA E CIO’ CHE NON VOGLIAMO.
Ciò su cui ci concentriamo, si espande e tende a manifestarsi con sempre maggiore consistenza nella realtà. Quando ci lamentiamo e ci focalizziamo sulla mancanza, diventiamo delle calamite viventi di sfighe e negatività. Attiriamo ancora di più ciò che non desideriamo. Avrete certamente notato che chi più si lamenta è chi finisce per avere sempre più motivi per farlo. A volte pensiamo che abbiamo buoni motivi per lagnarci e fare le vittime, ma la realtà è esattamente al contrario, la nostra realtà di vita fa così schifo solo perché è su quello che siamo concentrati quando ci lamentiamo. “Non esistono vittime ricche” T. HarvEker
Anche la tendenza a trovare sempre qualcun altro a cui DARE LA COLPA e la responsabilità dei propri insuccessi e delle difficoltà è un subdolo atteggiamento con garanzie di fallimento e frustrazione.
Può essere consolatorio ma fallimentare pensare che è sempre qualcun altro che ha la colpa: i genitori, il governo, Dio, il mio capo, i miei collaboratori, il coniuge.
Rientra nella dannosa abilità di cercare alibi e giustificazioni, invece che agire ed accettare il rischio di sbagliare, di perdere o peggio ancora di vincere veramente con tutte le responsabilità che questo comporta.
Se è vero che niente succede a meno che prima non sia un sogno, nessun progetto si realizza solo sognando. Se voglio che i sogni si realizzino dopo un po’ devo: aprire gli occhi e muovere il culo.
Finchè non vi è azione mirata, impegno, costanza e determinazione c’è esitazione, possibilità di tirarsi indietro, frustrazione e sicuramente inefficacia. PIGRIZIA, indolenza, procrastinazione sono la tomba sicura di qualsiasi meraviglioso progetto di creazione. Impegnarsi senza riserve con la certezza di raggiungere ciò che desideriamo, e con una buona pianificazione è fondamentale per quello che gli inglesi chiamano M.B.O. (management by objectives, gestione finalizzata agli obiettivi), ma sul piano emozionale anche in questo caso si nascondono delle insidie che vanno osservate e tenute sotto controllo.
Il percorso che porta a realizzare un processo di creazione non è quasi mai lineare, ma è costellato da tentativi ed errori, ostacoli, resistenze, imprevisti che possono portare a dover aggiornare la rotta.
La pazienza, la perseveranza, la capacità di reagire al fallimento ed alle difficoltà senza abbattersi o cadere nella rassegnazione, nel pessimismo e nell’arrendevolezza sono ingredienti fondamentali in questo processo di potenziamento del nostro potere personale di creazione.
Per aiutarci in questa prima fase, a riconoscere i subdoli sabotatori, della nostra PROSPERITA’, in ogni ambito dell’esistenza ecco in sintesi alcuni esempi di quello che potrei definire un elenco degli atteggiamenti perdente orientati all’insuccesso:
- Un perdente è sempre troppo occupato per fare con costanza ciò che gli viene richiesto
- Egli non sa cosa vuole o vuole troppe cose in contraddizione tra loro
- Non ama ciò che fa e non fa ciò che ama
- Un perdente ci gira intorno, temporeggia, rimanda, non è mai il momento giusto
- Promette e non mantiene
- Si ritira quando dovrebbe perseverare e insiste quando non è il caso
- Un perdente fa fatica a riconoscere i punti di forza degli altri e farsi alleati
- Un perdente tende ad avere solo due velocità: o isterica o apatica
- Egli usa il proprio tempo per evitare le critiche
- Egli fa le cose più per paura che per passione
- Un perdente in fondo, in fondo non ci crede veramente
- Egli si concentra sui problemi e non sulle soluzioni, sulle difficoltà piuttosto che sulle opportunità
- Ha sempre ottime scuse, alibi e giustificazioni
- Pensa in piccolo
- Invidia chi ha successo e si sente sfortunato
Tutti questi virus sono inevitabilmente presenti nell’animo umano e senza colpevolizzarci o autosvalutarci è necessario che impariamo a scovarli, conoscerli e disinnescarli nel profondo.
Nel prossimo numero esplorerò più approfonditamente gli aspetti su cui operare per rafforzare il lato vincente della nostra interiorità: convinzioni, pensieri, sentimenti, comportamenti.
Ma se vi interessa veramente potenziare la vostra capacità di essere creatori intenzionali di positività nel reale, non perdetevi l’opportunità di venire quest’estate a frequentare il SUN 1, da sabato 6 a sabato 13 agosto a Borgo Floreani - Treppo Grande (UD).
Non ve ne pentirete, anzi…
|
|
|
 |
 |
|
 |