Home
 
 

Sentire e ascoltare: il suono come nutrimento

suono

In natura non esiste un suono, se non nell’apparato ricevente.
Non esistono nemmeno i colori, tanto è vero che gli animali hanno percezioni diverse dalle nostre.
In fisica esiste la vibrazione, ossia il movimento delle particelle in un mezzo elastico da una parte all’altra rispetto a una posizione di equilibrio.
Il nostro orecchio può percepire le frequenze che vanno dai 16 Hz ai 20.000 Hz.
Esiste un apparato uditivo costituito da un orecchio esterno (padiglione e condotto uditivo), un orecchio medio (timpano, martello, incudine, staffa), un orecchio interno (coclea).
Il suono, dopo questo percorso, si trasforma in impulso elettrico e attraverso il nervo uditivo raggiunge il talamo e poi la corteccia, dove viene registrato.
Questo è l’aspetto fisiologico…meno meccanico l’aspetto psicologico.
A questo proposito è necessario distinguere il concetto di sentire da quello di ascoltare, prendendo spunto dalle definizioni di A. Tomatis, uno dei più famosi musicoterapeuti del nostro tempo.
Nel primo caso si tratta di accorgersi del suono e prendere coscienza della sua presenza.
E’un atteggiamento passivo, senza una reale partecipazione, simile a quello tenuto in presenza di un discorso poco interessante del nostro interlocutore.
Sentire la musica come sottofondo, mentre si svolge un'altra attività è un altro esempio di questo concetto.
Ascoltare, invece, richiede l’intervento della volontà che modifica l’atteggiamento mentale e la postura della persona: c’è una mobilità sia del corpo, che diventa sensibile al suono, nella sua totalità, sia del pensiero.
A questo punto passiamo dalla semplice sensazione alla percezione, ossia a una partecipazione del soggetto. Viene richiesta un’azione, una manifestazione della volontà.
Tomatis parla dell' ascolto come di una facoltà, una porta aperta sulla coscienza e una apertura della coscienza sul campo della percezione.
 La mente avverte i suoni, ma la capacità di mantenere la focalizzazione sul suono e i suoi effetti richiede consapevolezza..
Questa può aprirsi su tutti i piani: fisico, emotivo, psichico, spirituale.
Dipende da una scelta, dall’allenamento e dalla qualità e quantità del respiro.
Un suono può alterare la frequenza del respiro o quella cardiaca; può creare uno stato d’animo particolare; può far accedere a informazioni nuove o addirittura metterci in contatto con la totalità, ossia farci andare oltre la coscienza individuale, in un ottica transpersonale.
La possibilità di accedere a tutte queste informazioni su noi stessi dipende dalla capacità di raccoglierle e quindi di ascoltare.
L’orecchio  è il primo degli organi sensoriali che si forma nel feto; al quinto mese di gravidanza è un organo adulto, compiuto, in grado di preservare i messaggi.
La sensibilità e quindi la capacità di raccogliere informazioni del nostro organo uditivo è ancora un mistero: la membrana timpanica è in grado di trasmettere,
con precisione, ciascuna vibrazione di ogni strumento di un orchestra di 105 elementi, in ogni frazione di secondo; oltre a un coro di 500 voci, eventuali solisti, i rumori del pubblico, e potremmo continuare: tutti questi suoni si canalizzano, senza subire distorsioni, e toccano una membrane sottile, più piccola di una puntina da disegno, la quale entra in oscillazione, riuscendo a cogliere tutte le sottili variazioni di pressione  dell' aria.

L’orecchio è uno strumento di ricezione straordinario.
Secondo Tomatis, non è stato concepito per intendere: deve assicurare innanzitutto due funzioni principali, ossia l’equilibrio posturale e la ricarica del sistema nervoso attraverso gli stimoli che riceve.
Secondariamente intende e ascolta.
Una buona postura, quindi, attiva un ascolto più ricco e consapevole. Imparare ad ascoltare migliora la nostra verticalità posturale, collegata all’espressione del nostro potenziale e indice dello sviluppo della coscienza umana rispetto agli altri animali.
Osservando un feto umano, possiamo notarne la somiglianza con il padiglione auricolare.
Tomatis fu il primo ad interessarsi agli inizi degli anni cinquanta alla relazione tra suoni della madre e percezioni del feto: la voce della madre funge da cordone ombelicale sonico per il bambino e da primaria fonte di nutrimento.
Attraverso l’applicazione delle sue teorie, usando la registrazione della voce materna, è riuscito ad avere successo nella cura di problematiche dell' infanzia, legate a ritardi nello sviluppo della parola.

Non occorre sentire per ascoltare.
Musicisti illustri del passato e del presente, in quanto sordi, hanno dimostrato che è possibile percepire il suono e suonare espressivamente senza usare i tradizionali apparati uditivi.
Si tratta di affinare il proprio corpo a percepire  le vibrazioni: alcuni suonano scalzi, altri usano il contatto delle mani sullo strumento per decodificare la tonalità del suono.
Può anche essere capitato di avvicinarsi ad un amplificatore audio molto potente,  equalizzato sui suoni bassi, in discoteca, per avvertire la sensazione delle vibrazioni sul nostro corpo.
Uno degli obiettivi della metodologia H.Q.I., che il Centro di Salute Integrata utilizza, è affinare la percezione dei sensi.
Il suono è considerato uno dei nutrimenti della persona, come il cibo, la luce, l’acqua e naturalmente il respiro.

 

Luca Casale    musicista e naturopata H.Q.I.